di Carlo Longo
Via libera della Cassazione al nuovo quesito sul referendum della Giustizia. Cambia la domanda e si apre l’incertezza sulla data del voto
La Corte di Cassazione ha dato il via libera al nuovo quesito referendario sulla riforma della Giustizia. L’Ufficio centrale ha giudicato ammissibile la versione riformulata dal Comitato dei 15 giuristi, che in poche settimane ha raccolto oltre 500mila firme. La conferma è arrivata da fonti interne alla Cassazione, anche se l’ordinanza ufficiale non è ancora stata depositata.
Il punto fermo è uno: il referendum si farà, ma con una domanda diversa rispetto a quella ammessa nei mesi scorsi.
Perché il quesito è stato riscritto
La modifica del testo non è formale, ma sostanziale. Il quesito inizialmente ammesso chiedeva agli elettori di esprimersi sulla legge costituzionale di riforma della Giustizia senza indicare nel dettaglio quali parti della Costituzione venissero toccate.
La nuova formulazione, invece, elenca in modo esplicito i sette articoli della Carta costituzionale oggetto di revisione. Secondo i promotori, questa precisazione è indispensabile per garantire un voto realmente consapevole, considerando la delicatezza di un intervento che incide direttamente sull’assetto costituzionale.
Con il deposito dell’ordinanza della Cassazione, la riformulazione diventa definitiva: sarà questo il quesito che verrà sottoposto agli elettori.
Il problema della data: referendum a rischio rinvio?
L’approvazione del nuovo quesito apre però una questione cruciale: quella del calendario. Il governo aveva già fissato le date del voto per il 22 e 23 marzo, ma il cambiamento del testo potrebbe rendere quelle scadenze incompatibili con la normativa vigente.
La legge prevede infatti che tra la convocazione ufficiale delle urne e la data del referendum debbano intercorrere almeno 50 giorni. Se il nuovo quesito verrà considerato giuridicamente distinto da quello precedente, l’iter potrebbe dover ripartire da capo, rendendo necessario un rinvio della consultazione.
Il ruolo del governo e gli scenari aperti
In questo contesto, la decisione finale tornerebbe nelle mani del Governo italiano. La precedente convocazione non era stata sospesa dal Tar alla fine di gennaio, quando i promotori avevano chiesto di bloccare il voto, e questo rende la situazione ancora più complessa.
Un eventuale slittamento non sarebbe automatico e potrebbe richiedere un nuovo atto formale dell’esecutivo. Il quadro che si delinea è inedito dal punto di vista istituzionale e lascia aperte diverse opzioni, comprese interpretazioni meno lineari dell’iter referendario previsto dalla legge.
Un passaggio delicato per la riforma della Giustizia
Quel che è certo è che l’ok della Cassazione segna un passaggio decisivo per il referendum sulla riforma della Giustizia. Restano ora da sciogliere i nodi procedurali e politici, a partire dalla data del voto, in un contesto che potrebbe riservare sviluppi inattesi nelle prossime settimane.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Referendum sulla Giustizia, la Cassazione approva il nuovo quesito: ora è in dubbio la data del voto proviene da Associated Medias.

