di Redazione

Umaro Sissoco Embaló ha lasciato il Paese dopo il colpo di Stato militare che ha interrotto bruscamente il processo elettorale in Guinea-Bissau. Arrestato Domingos Simões Pereira, leader dell’opposizione

Umaro Sissoco Embaló, presidente della Guinea-Bissau destituito mercoledì da un colpo di Stato militare, ha trovato rifugio in Senegal. Il Ministero degli Esteri di Dakar ha confermato in una nota ufficiale che Embaló è arrivato «sano e salvo» nel Paese a bordo di un aereo privato noleggiato. Il suo arrivo segna un nuovo capitolo di tensione per la nazione dell’Africa occidentale, già provata da una lunga storia di instabilità politica.

Nella giornata di giovedì, le forze armate hanno dichiarato di aver assunto il «controllo totale» del Paese, ponendo fine – almeno per il momento – all’esperienza presidenziale di Embaló. I militari hanno annunciato anche la sospensione delle elezioni, il cui esito era atteso in questi giorni. Il processo elettorale, avviato il 23 novembre, si è dunque interrotto bruscamente, in un contesto già segnato da forti tensioni politiche.

A confermare l’inasprimento del clima repressivo è anche l’arresto di Domingos Simões Pereira, uno dei principali esponenti dell’opposizione e storico rivale del presidente deposto. Escluso dalla recente corsa alle presidenziali, Pereira è stato incarcerato dai militari all’indomani del colpo di Stato. Nessuna dichiarazione ufficiale è giunta finora sulle accuse a suo carico.

La Guinea-Bissau, ex colonia portoghese, non è nuova a crisi istituzionali: dall’indipendenza ottenuta nel 1974, il Paese ha vissuto numerosi colpi di Stato, tentativi di golpe e governi di transizione. Il ritorno dei militari al potere sembra confermare un ciclo di instabilità difficile da spezzare.

La comunità internazionale, per ora, osserva con preoccupazione. Il Senegal, che si è detto pronto a sostenere una soluzione pacifica alla crisi, resta uno degli attori regionali più influenti. Resta da vedere se la fuga di Embaló rappresenterà solo un esilio temporaneo o l’uscita definitiva dalla scena politica del Paese.

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