di Carlo Longo

Giorgio Armani ha lasciato due testamenti segreti. In gioco l’impero della moda, ville di lusso e opere d’arte: ecco chi sono gli eredi e come sarà gestito il patrimonio

testamenti armaniLa successione di Giorgio Armani, scomparso a 91 anni, è stata preparata con la cura maniacale che lo ha sempre contraddistinto. L’archivio notarile di Milano ha confermato l’esistenza di due testamenti olografi: il primo datato 15 marzo e il secondo 5 aprile. I documenti sono stati aperti il 9 settembre dal notaio Elena Terrenghi, ma i contenuti restano ancora riservati.

L’unica certezza è che Armani ha pianificato nei minimi dettagli il futuro del gruppo, attribuendo un ruolo centrale alla Fondazione Armani, nata una decina d’anni fa insieme al compagno e storico braccio destro Leo Dell’Orco e al banchiere Irving Bellotti di Rothschild Italia.

Gli eredi designati

Senza figli né coniuge, Armani ha avuto piena libertà nella distribuzione dei beni. Tra i principali eredi figurano i tre nipoti – Silvana e Roberta, figlie del fratello Sergio, e Andrea Camerana, figlio della sorella Rosanna – insieme a Dell’Orco.

Oltre alla maggioranza assoluta della Giorgio Armani Spa, nell’eredità rientra un immenso patrimonio immobiliare: la villa di Pantelleria, la residenza estiva di Forte dei Marmi (con annesso il locale La Capannina), la storica abitazione di via Borgonuovo a Milano, Villa Rosa nell’Oltrepò Pavese e dimore a Saint Moritz, Parigi e Saint Tropez. A questi si aggiungono collezioni d’arte e possibili lasciti a collaboratori storici e a enti benefici.

Un patrimonio immobiliare senza paragoni

La fetta più corposa dell’eredità è custodita nella società Immobiliare Srl, che a bilancio segna 289 milioni di euro, ma con asset che valgono molto di più sul mercato. Alla guida c’è Michele Morselli, manager vicino allo stilista, che gestisce proprietà iconiche come il palazzo settecentesco di via Borgonuovo a Milano (iscritto per 75 milioni ma con valore reale molto superiore) e Villa Rosa a Cigognola, con i suoi 1.400 metri quadrati e un tavolo da biliardo storico usato da Paul Newman.

Non mancano residenze dal fascino unico, come i dammusi di Pantelleria, acquistati nel 1981, circondati da vigneti e palme, o la villa di Antigua, nata dall’unione di due proprietà fronte mare.

Lo yacht e le passioni private

Tra i beni di lusso c’è anche il Main, lo yacht lungo 65 metri varato nel 2008, progettato personalmente da Armani negli interni. Valutato a bilancio circa 34 milioni, rappresenta una delle passioni personali del designer insieme all’ippica e al basket.

Morselli, figura centrale nella gestione dell’immobiliare privata di Armani, possiede anche numerosi immobili a Milano e partecipazioni in altri settori, ma resta un manager discreto, lontano dai riflettori, a differenza di altri collaboratori storici dello stilista.

L’eredità culturale e simbolica

Mentre si attende la lettura ufficiale delle volontà testamentarie, il sindaco di Milano Beppe Sala ha annunciato l’avvio dell’iter per l’iscrizione di Armani al Famedio, il pantheon dei grandi milanesi. Per l’intitolazione di vie o piazze bisognerà invece attendere i dieci anni previsti dalla normativa.

Il lascito di Giorgio Armani, dunque, non si misura soltanto in miliardi, ville e opere d’arte, ma anche in un patrimonio culturale e simbolico che continuerà a definire l’immagine del Made in Italy nel mondo.

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