di Carlo Longo

Il principale oppositore di Erdoğan, arrestato a marzo, è accusato di guidare una “piovra” criminale. Il Chp denuncia una manovra politica per fermare la corsa alle presidenziali

Una condanna potenziale da 2.430 anni di prigione pende sul capo di Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e figura di spicco dell’opposizione turca. Secondo l’atto d’accusa diffuso l’11 novembre dalla procura di Istanbul, il leader del Partito Popolare Repubblicano (Chp) è incriminato con 142 capi d’accusa, tra cui corruzione, frode, riciclaggio di denaro e manipolazione di appalti pubblici.

İmamoğlu, 54 anni, era stato arrestato il 19 marzo scorso, con l’accusa – fortemente contestata dall’opposizione – di aver orchestrato un vasto sistema di corruzione. Secondo i magistrati, sarebbe stato il capo di una vera e propria “organizzazione criminale”, definita una “piovra” nell’atto di oltre 3.700 pagine. Insieme a lui, sono 401 le persone coinvolte nell’inchiesta, tra cui molti stretti collaboratori dell’amministrazione comunale.

Il procuratore generale Akin Gürlek ha affermato che la rete guidata da İmamoğlu avrebbe causato un danno economico enorme allo Stato turco, pari a 160 miliardi di lire turche (circa 3,3 miliardi di euro) e 24 milioni di dollari (oltre 20 milioni di euro).

Secondo l’accusa, l’intera operazione avrebbe avuto obiettivi politici, tra cui la presa di controllo del Chp e il finanziamento occulto della candidatura di İmamoğlu alle elezioni presidenziali, previste nei prossimi mesi.

A oggi, non è ancora stata fissata una data per l’apertura del processo, ma la procura ha dichiarato di voler perseguire anche il Chp stesso per “violazione della costituzione”, sostenendo che alcuni membri del partito abbiano trasmesso illegalmente le liste elettorali grazie alla rete di İmamoğlu.

L’arresto del sindaco aveva provocato un’ondata di proteste senza precedenti in Turchia dal 2013: quasi duemila manifestanti erano stati fermati nelle settimane successive. Lo stesso Chp ha definito l’arresto un “colpo di stato giudiziario”.

La pressione giudiziaria non si è fermata: a marzo, le autorità hanno annullato il diploma universitario di İmamoğlu, ostacolando così la sua candidatura presidenziale. E solo il mese scorso, il sindaco è stato posto sotto inchiesta per “spionaggio”, in relazione alla campagna elettorale municipale del 2019.

“Questa offensiva giudiziaria ha un solo obiettivo: tenere İmamoğlu in prigione e fuori dalla corsa politica”, ha dichiarato a settembre Özgür Özel, presidente del Chp.

La vicenda assume i contorni di un vero scontro istituzionale, mentre la Turchia si avvicina a un momento cruciale per il futuro della democrazia e della libertà politica nel Paese.

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