di Mario Tosetti

In Campania esplode il caso politico: Roberto Fico in corsa per la presidenza regionale, ma Vincenzo De Luca si oppone duramente. Intese segrete, accuse interne al PD e il futuro della coalizione progressista in bilico

campaniaNel cuore di Napoli, tra un caffè e un piatto di gnocchetti alla Nerano, si consuma una delle battaglie politiche più complesse della prossima tornata elettorale. Il Partito Democratico, guidato da Elly Schlein, e il Movimento 5 Stelle cercano un’intesa per le Regionali in Campania del 2025. Ma a ostacolare l’accordo è proprio un’alleanza che, sulla carta, sembrava fatta: quella con Vincenzo De Luca.

Al centro del nodo politico, il nome dell’ex presidente della Camera, Roberto Fico, che si profila come candidato di punta per il centrosinistra. La proposta avrebbe trovato il benestare della segreteria nazionale del PD in cambio di un’intesa sul piano regionale: la nomina di Piero De Luca, figlio dell’attuale governatore, alla guida del partito campano. Ma la formula è giudicata da molti irricevibile. Non solo per l’equilibrio interno al partito, ma per la portata simbolica e politica della concessione a De Luca.

De Luca in trincea: accuse al vetriolo contro la coalizione

Nonostante l’accordo non sia stato ufficializzato, le reazioni del governatore uscente sono tutt’altro che distensive. De Luca ha criticato apertamente l’ipotesi Fico, definendolo “un nome inadeguato, privo di esperienza”. Dietro la sua opposizione si cela anche il legame stretto tra Fico e il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. I due hanno collaborato in passato, rafforzando un asse che esclude di fatto l’influenza del deluchismo nella futura giunta.

Nel frattempo, dal lungomare di Napoli al cuore della Campania interna, si moltiplicano i segnali di un partito spaccato. Misiani, commissario PD in Campania, parla con cautela, ma riconosce che la sfida regionale sarà determinante per l’intero centrosinistra: «Qui si gioca una partita cruciale per il futuro della coalizione a livello nazionale».

Il doppio volto della Campania: tra Napoli e le roccaforti di De Luca

Napoli, città progressista e motore delle spinte innovative, resta in contrasto con le zone interne della regione, dove il tessuto politico è più conservatore. In Irpinia pesa ancora l’eredità demitiana, a Benevento resiste la rete mastelliana, e Salerno resta la roccaforte di De Luca, soprannominata “Deluchistan” dagli avversari interni.

Questo scenario complesso rende difficile ignorare la forza elettorale ancora presente nelle mani dell’ex governatore. Anche se in calo di consensi, De Luca conserva un potere organizzativo e territoriale che spaventa i vertici del PD. Nelle ultime primarie, la sua area e quella di Bonaccini hanno ottenuto risultati solidi. Un motivo in più per cercare un accordo che però rischia di apparire come un cedimento.

Le accuse interne e il documento contro il patto

Il malumore non si è fatto attendere. L’intellettuale Isaia Sales, insieme ad altri nomi di peso come Paolo Mancuso, Giulio Sapelli e Andrej Longo, ha lanciato un appello aperto alla segreteria del PD. Denuncia un accordo oscuro, accusando Schlein di legittimare chi ha perso autorevolezza. Sales cita gravi irregolarità nel tesseramento in provincia di Caserta e definisce il commissariamento un “sequestro politico” finalizzato a garantire potere a De Luca tramite il figlio.

Secondo i firmatari del documento, riconsegnare la macchina del partito a De Luca equivale a un errore storico: «Se avesse davvero la forza che dicono, avrebbe già fatto danni. Non ha più armi in mano, eppure gliele si stanno riconsegnando».

Fico in silenzio operativo: l’ex presidente della Camera si prepara

Roberto Fico osserva tutto con discrezione. Cammina per le strade della sua Napoli, da Posillipo a Chiaia, ricordando i luoghi della sua giovinezza. Siede sui gradini di Palazzo D’Andrea, racconta della nuova stazione della metro e dei teatri storici, ma evita commenti diretti sul caos interno al PD.

Con lo stile che lo ha sempre contraddistinto, pragmatico e concentrato sui temi, non si sbilancia. Sa che la candidatura è sempre più vicina, ma anche che la strada sarà piena di ostacoli. Per ora, lascia che le tensioni nel centrosinistra si consumino. Solo quando l’equilibrio sarà rotto e le posizioni saranno chiare, lui potrà scendere ufficialmente in campo.

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