di Redazione

Violenti scontri tra esercito e milizie jihadiste e separatiste stanno colpendo diverse aree del Mali, inclusa la capitale Bamako. Tra le vittime anche il ministro della Difesa

Il Mali è attraversato da una nuova e grave ondata di violenze, con attacchi coordinati da parte di gruppi armati che stanno mettendo sotto pressione l’esercito e la giunta militare al governo dal 2021. I combattimenti, iniziati sabato, si sono estesi a più aree del Paese, dalla capitale Bamako fino a Kidal, nel nord-est, segnando una delle fasi più critiche degli ultimi anni.

Tra gli episodi più rilevanti figura l’uccisione del ministro della Difesa Sadio Camara, considerato una delle figure centrali del regime militare. La sua morte, non ancora confermata ufficialmente dalle autorità, è stata resa nota dalla famiglia e sarebbe avvenuta durante un attacco nei pressi della sua residenza.

Le operazioni militari in corso vedono coinvolti principalmente due gruppi: il Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), affiliato ad al Qaida, e il Fronte per la Liberazione dell’Azawad (FLA), formazione separatista legata alla comunità tuareg. Le due organizzazioni hanno dichiarato di agire in modo coordinato, pur mantenendo strategie differenti: il JNIM è attivo su più fronti nel Paese, mentre il FLA concentra le proprie azioni nel nord.

Secondo diverse fonti, i combattenti del JNIM avrebbero preso il controllo di città strategiche come Kidal e Mopti, mentre scontri si registrano anche nei pressi di importanti basi militari a Sévaré e Gao. Attacchi e esplosioni sono avvenuti anche a Kati, a breve distanza da Bamako, sede di infrastrutture militari chiave e residenza del leader della giunta, Assimi Goïta.

Testimonianze raccolte sul posto descrivono azioni rapide e coordinate, con miliziani arrivati su motociclette e veicoli leggeri, spesso indossando uniformi simili a quelle dell’esercito per sorprendere le forze governative.

La risposta ufficiale della giunta è stata finora limitata: dopo una prima dichiarazione in cui si affermava di essere impegnati a respingere gli attacchi, non sono seguiti aggiornamenti dettagliati né conferme sulle perdite subite.

Negli ultimi anni, il Mali ha progressivamente interrotto la collaborazione con partner internazionali, espellendo le truppe francesi e la missione ONU. Al loro posto, il governo ha rafforzato i legami con forze paramilitari russe, oggi note come “Africa Corps”, impegnate al fianco dell’esercito maliano. Tuttavia, anche queste non sono riuscite a contenere l’espansione delle milizie: in alcuni casi recenti si sarebbero ritirate da zone strategiche, lasciando esposti i soldati locali.

Il Paese è da tempo teatro di conflitti multipli, tra insurrezioni jihadiste, rivendicazioni separatiste e violenze diffuse. La situazione umanitaria resta critica, con migliaia di vittime negli ultimi anni e un alto numero di sfollati.

Già nei mesi scorsi il JNIM aveva dimostrato la propria capacità di pressione, arrivando a bloccare rifornimenti essenziali verso Bamako. Il timore, condiviso da diversi analisti, è che il Mali possa scivolare verso un controllo sempre più esteso da parte di gruppi jihadisti.

Parallelamente, il Fronte per la Liberazione dell’Azawad, nato di recente, ha rapidamente rafforzato la propria struttura, trasformandosi in un attore militare rilevante nelle regioni settentrionali, dove da anni persistono tensioni legate alle richieste di autonomia o indipendenza delle comunità tuareg.

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