di Robert Crowe

Il presidente Chapo

Il lavoro costruito negli anni da Eni in Mozambico sta producendo un vantaggio geopolitico concreto. Il progetto Coral South, sviluppato  nell’Area 4 del bacino di Rovuma, è già operativo: riguarda riserve stimate in circa 500 miliardi di metri cubi, utilizza l’impianto galleggiante Coral Sul FLNG e consente al gas liquefatto di raggiungere “qualsiasi mercato” via nave

di Robert Crowe

Il Mozambico si sta imponendo come uno dei grandi dossier energetici dei prossimi anni per l’Europa e, in modo particolare, per l’Italia. A Bruxelles, nel corso di un incontro promosso da Eurocam insieme ad APIEX e BusinessEurope, il Paese è stato presentato a 27 grandi aziende europee come una piattaforma strategica per investimenti da circa 30 miliardi di euro nei settori dell’energia, delle infrastrutture, dell’agroindustria, dell’acqua e della finanza. Al centro dell’interesse ci sono soprattutto i grandi progetti del gas: Coral Sul e Coral North di Eni, Area 1 di TotalEnergies e Rovuma di ExxonMobil.

Per l’Italia questa non è una notizia qualunque. È il segnale che il lavoro costruito negli anni da Eni in Mozambico sta producendo un vantaggio geopolitico concreto. Il progetto Coral South, sviluppato da Eni nell’Area 4 del bacino di Rovuma, è già operativo: riguarda riserve stimate in circa 500 miliardi di metri cubi, utilizza l’impianto galleggiante Coral Sul FLNG e consente al gas liquefatto di raggiungere “qualsiasi mercato” via nave. Nell’aprile 2025 Eni ha celebrato il centesimo carico di LNG spedito da Coral South, confermando che la rotta mozambicana non è più solo una promessa, ma una realtà industriale già attiva.

A questa base si aggiunge oggi un elemento politico decisivo: la disponibilità del presidente Daniel Chapo, in carica dal gennaio 2025, a rafforzare i rapporti con l’Europa e a sostenere il rilancio dei grandi progetti energetici. A gennaio 2026 Chapo ha annunciato con TotalEnergies il riavvio completo del progetto Mozambique LNG, fermato nel 2021 per forza maggiore, ribadendo il ruolo del Paese come futuro hub regionale del gas naturale liquefatto e attore rilevante per la sicurezza energetica globale. Anche a Bruxelles il presidente mozambicano ha chiesto più investimenti europei nel comparto energetico, confermando una linea apertamente favorevole alla cooperazione internazionale.

È qui che il dossier mozambicano assume, per Roma, un valore ancora più forte. Nel momento in cui la guerra con l’Iran ha aggravato l’instabilità nel Golfo e lo Stretto di Hormuz risulta di fatto fortemente compromesso, ogni fonte alternativa di approvvigionamento acquista un peso strategico enorme. Le analisi più recenti parlano di una chiusura effettiva o quasi effettiva del passaggio marittimo, con gravi ripercussioni sulla navigazione commerciale e sui flussi energetici globali. In questo quadro, il gas del Mozambico offre all’Italia e all’Europa una direttrice africana e indo-oceanica che riduce l’esposizione al rischio geopolitico del Golfo.

Va detto con precisione che, allo stato attuale, la vulnerabilità italiana riguarda soprattutto il GNL del Golfo, e in particolare quello proveniente dal Qatar, che nel 2024 è stato il principale fornitore di GNL per l’Italia davanti a Stati Uniti e Algeria. Per questo, più che parlare di alternativa al “gas degli Emirati”, è più corretto dire che il Mozambico può diventare per l’Italia una fondamentale alternativa alle forniture di gas esposte alla crisi del Golfo e al collo di bottiglia di Hormuz.

In altre parole, la centralità del Mozambico non deriva solo dalla dimensione dei suoi giacimenti o dai miliardi mobilitati a Bruxelles. Deriva dal fatto che lì si sta costruendo un pezzo della nuova geografia energetica europea. E in questa partita l’Italia parte avvantaggiata, proprio grazie al radicamento industriale di Eni e alla relazione politica che oggi Maputo, sotto la presidenza Chapo, sembra voler rafforzare con l’Europa. Non si tratta solo di business: si tratta di sicurezza energetica, di autonomia strategica e della possibilità, per Roma, di consolidare una rotta africana capace di compensare la crescente fragilità del quadrante mediorientale.

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