di Corinna Pindaro

Stop al gas dal Qatar, Meloni vola ad Algeri per aumentare le forniture. Trattativa difficile tra Eni e Sonatrach

meloni algeriaLa guerra in Medio Oriente e il blocco delle esportazioni di gas dal Qatar costringono l’Italia a correre ai ripari.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si recherà la prossima settimana ad Algeri per negoziare un aumento delle forniture di gas dall’Algeria.

Una missione non prevista, diventata necessaria per sostituire i volumi di Gnl che non stanno più arrivando dal Golfo.

Trattativa difficile tra Eni e Sonatrach

Al centro della partita c’è il negoziato tra Eni e la compagnia statale algerina Sonatrach.

L’intesa, però, appare complessa. Algeri spinge per vendere il gas aggiuntivo sul mercato spot, dove i prezzi sono più alti, mentre Roma punta a condizioni più stabili e sostenibili.

La visita di Meloni servirà proprio a sbloccare questo nodo e trovare un accordo politico sulle forniture.

Un sistema energetico sempre più dipendente dall’estero

L’Italia importa quasi tutto il gas che consuma. La produzione interna copre appena il 5% del fabbisogno, concentrato soprattutto in Basilicata.

Dopo lo stop al gas russo deciso ai tempi di Mario Draghi, l’Algeria è diventata il primo fornitore, con circa il 35% delle importazioni attraverso il gasdotto Transmed.

Seguono l’Azerbaigian, la Norvegia e la Libia, mentre una quota crescente arriva sotto forma di gas naturale liquefatto.

Il ruolo chiave (e ora fragile) del Qatar

Negli ultimi anni il Gnl ha assunto un peso sempre maggiore nel mix energetico italiano, arrivando a coprire circa il 20% delle importazioni.

In questo segmento il Qatar era un partner centrale: nel 2024 ha fornito circa 6,5 miliardi di metri cubi, pari a oltre l’11% del totale e a quasi la metà del Gnl importato.

Ma gli attacchi iraniani agli impianti di Ras Laffan hanno compromesso parte della capacità produttiva. QatarEnergy stima perdite per circa 20 miliardi di dollari l’anno e tempi lunghi per il pieno ripristino.

Non è escluso che venga dichiarata la “forza maggiore” sui contratti, con conseguenze dirette anche per l’Italia.

Eni e gli investimenti a rischio

La crisi mette in discussione anche la strategia industriale italiana nel Golfo.

Nel 2022 Eni era entrata nel progetto North Field East, il più grande sviluppo di Gnl al mondo, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica nazionale.

Un investimento chiave che oggi appare più incerto, proprio a causa dell’instabilità geopolitica e degli attacchi alle infrastrutture.

Concorrenza globale e prezzi in salita

A complicare il quadro c’è anche la competizione internazionale.

Gran parte del gas del Golfo è destinato all’Asia, e con le forniture ridotte i Paesi asiatici stanno cercando alternative in tutto il mondo, aumentando la pressione sui mercati.

Come ha spiegato il ministro Gilberto Pichetto Fratin, questo scenario rischia di far salire ulteriormente i prezzi e rendere più difficile per l’Italia assicurarsi nuove forniture.

La missione ad Algeri diventa così un passaggio cruciale per evitare una nuova crisi energetica nei prossimi mesi.

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