di Carlo Longo
La guerra in Iran mette in difficoltà JD Vance: il vicepresidente Usa potrebbe non candidarsi nel 2028 mentre cresce l’ascesa di Marco Rubio
La guerra in Iran rischia di avere conseguenze anche sugli equilibri politici interni negli Stati Uniti.
Il vicepresidente JD Vance, fino a poco tempo fa considerato il naturale erede di Donald Trump, potrebbe non candidarsi alle presidenziali del 2028.
Secondo il Washington Post, il peso principale è proprio il conflitto in Medio Oriente: una guerra che Vance non ha mai sostenuto ma che ora, come membro dell’amministrazione, è chiamato a difendere.
Il paradosso politico: da pacifista a sostenitore della guerra
Durante la campagna elettorale del 2024, Vance aveva costruito parte del suo consenso su una linea chiaramente anti-interventista.
Aveva avvertito gli elettori che una vittoria democratica avrebbe portato gli Stati Uniti in una guerra in Medio Oriente, mentre con Trump sarebbe stato garantito un futuro di pace.
Oggi quella posizione si ritorce contro di lui. I social stanno rilanciando i suoi vecchi discorsi e molti si chiedono come possa giustificare il sostegno a un conflitto che aveva apertamente criticato.
Una strategia di basso profilo
Negli ultimi mesi Vance ha scelto una linea prudente, evitando di esporsi pubblicamente sulla guerra.
Una posizione che riflette un equilibrio difficile: da un lato non vuole rompere con Trump, dall’altro cerca di non legare il proprio nome a un conflitto impopolare in una parte della base Maga.
Questa ambiguità è emersa anche nel caso delle dimissioni di Joe Kent, ex capo dell’antiterrorismo e vicino al vicepresidente, che ha accusato la Casa Bianca di aver esagerato la minaccia iraniana. Vance ha evitato lo scontro diretto, consigliandogli di lasciare senza alimentare polemiche.
Rubio avanza tra i repubblicani
Mentre Vance arretra, cresce la figura del segretario di Stato Marco Rubio.
Una parte dei donatori repubblicani si sta già muovendo per promuovere la sua candidatura, vedendolo come alternativa più solida in vista del 2028.
Il confronto tra i due, già latente, rischia quindi di trasformarsi in una vera competizione interna al Partito repubblicano.
Il nodo decisivo resta la guerra
Il futuro politico di Vance dipenderà in gran parte dall’evoluzione del conflitto.
Se la guerra dovesse prolungarsi e aumentare il numero delle vittime americane, per lui diventerebbe sempre più difficile spiegare il proprio ruolo agli elettori.
Secondo alcune ricostruzioni, nelle riunioni alla Casa Bianca il vicepresidente aveva sostenuto la necessità di un’operazione rapida per evitare un coinvolgimento prolungato. Una linea che però non è stata seguita.
La partita per il 2028 è ancora aperta, ma una cosa è già evidente: la guerra in Iran sta ridefinendo gli equilibri della successione a Trump.
L’articolo Guerra in Iran, il prezzo politico per Vance: l’ipotesi di rinunciare al 2028 proviene da Associated Medias.

