di Carlo Longo

Nessun accordo tra i leader Ue sul nuovo pacchetto di aiuti a Kiev. Il veto dell’Ungheria, sostenuto anche dalla Slovacchia, impedisce lo sblocco dei 90 miliardi

Il Consiglio europeo si chiude senza un’intesa sul sostegno finanziario all’Ucraina. Il vertice non è riuscito a superare il veto del premier ungherese Viktor Orbán, che continua a opporsi allo sblocco del prestito da 90 miliardi destinato a Kiev. Non sono bastati i tentativi di mediazione del presidente del Consiglio europeo, António Costa, che nei giorni precedenti aveva avviato contatti diretti con Budapest per cercare di ammorbidire la posizione ungherese. Il muro è rimasto però intatto.

Alla base del rifiuto di Orbán pesano diversi fattori, a partire dal contesto politico interno: le elezioni in Ungheria, previste per il 12 aprile, spingono il premier a mantenere una linea dura e una retorica critica nei confronti dell’Ucraina, tema centrale della sua campagna. A questo si aggiunge la questione energetica, diventata nelle ultime settimane un ulteriore punto di tensione.

Il danneggiamento dell’oleodotto Druzhba, colpito durante i bombardamenti, ha infatti interrotto le forniture di petrolio verso l’Ungheria. Budapest chiede che sia l’Ucraina a sostenere i costi delle riparazioni, una posizione che non ha trovato accoglimento né a Kiev né a Bruxelles. Anche l’intervento della Commissione europea, che ha inviato tecnici per valutare i danni e possibili soluzioni, non è riuscito a sbloccare la situazione.

Lo slogan che sintetizza la linea ungherese — “no oil, no coin” — riflette chiaramente il legame posto da Orbán tra la questione energetica e il sostegno finanziario all’Ucraina.

Il dato politico più rilevante emerso dal vertice è però l’allargamento del fronte contrario. Accanto all’Ungheria si è infatti schierata la Slovacchia di Robert Fico, che ha già annunciato l’intenzione di opporsi al prestito anche in futuro, indipendentemente dall’esito delle elezioni ungheresi.

Di fronte allo stallo, gli altri 25 leader europei hanno potuto soltanto ribadire, nelle conclusioni, il sostegno politico a Kiev e la prospettiva europea del Paese. Ma senza l’unanimità necessaria, il pacchetto finanziario resta bloccato.

Per l’Ucraina si tratta di risorse cruciali: i 90 miliardi previsti dovrebbero coprire le esigenze del biennio 2026-2027, con 60 miliardi destinati alla difesa e 30 al sostegno macrofinanziario e al bilancio statale. Fondi considerati essenziali per affrontare una guerra ormai entrata nel suo quinto anno e per garantire la stabilità economica del Paese.

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