di Carlo Longo

Il presidente Usa alza i toni sull’isola caraibica dopo i tentativi di dialogo: «Posso fare quello che voglio». Intanto proseguono i contatti riservati, con Washington che punterebbe a un cambio di leadership a L’Avana

Donald Trump torna a parlare di Cuba e lo fa con toni più duri rispetto ai giorni scorsi. Durante una conferenza stampa a Washington, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di ritenere possibile un intervento diretto sull’isola: «Credo proprio che avrò l’onore di conquistarla», aggiungendo che «posso liberarla o prenderla» e che gli Stati Uniti sarebbero in grado di «farci tutto quello che vogliono».

Parole che segnano un cambio di registro rispetto all’ipotesi, avanzata solo recentemente, di una soluzione negoziata. In precedenza, Trump aveva parlato di una possibile «acquisizione amichevole», spiegando che «il governo cubano sta dialogando con noi» e sottolineando le difficoltà economiche del Paese, «che non ha soldi» e si troverebbe in una fase di forte debolezza.

L’idea iniziale dell’amministrazione americana sembrava essere quella di favorire una transizione graduale, evitando un collasso interno. In questo quadro, Washington guarderebbe al precedente venezuelano, dove dopo la rimozione di Nicolás Maduro si è affermata una leadership formalmente autonoma ma nei fatti collaborativa con gli Stati Uniti.

Un riferimento esplicito a questo modello è arrivato anche dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha parlato della necessità di un cambiamento «realistico e progressivo», citando proprio quanto avvenuto in Venezuela come esempio di transizione non immediata ma guidata.

Nel frattempo, dietro le quinte proseguirebbero i contatti tra i due Paesi. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa americana, Washington avrebbe posto condizioni precise ai negoziatori cubani, tra cui le dimissioni del presidente Miguel Díaz-Canel. Un passaggio che, se accettato, rappresenterebbe un punto di svolta nei rapporti bilaterali e aprirebbe la strada a riforme economiche più profonde.

Tra le richieste statunitensi ci sarebbero anche il ridimensionamento di alcuni esponenti storici del regime e il rilascio dei prigionieri politici. Al momento, tuttavia, non risulterebbero pressioni dirette sulla famiglia Castro, che continua a esercitare un’influenza determinante sugli equilibri interni del Paese.

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