di Ennio Bassi
Molti Paesi mantengono una posizione prudente, mentre la Germania esclude un coinvolgimento militare e l’Europa valuta alternative
La richiesta avanzata da Donald Trump per formare una coalizione navale internazionale a difesa delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il traffico energetico, resta per ora senza risposte concrete da parte degli alleati. Il presidente statunitense aveva dichiarato che diversi Paesi erano pronti a contribuire con unità navali per garantire la sicurezza della navigazione nell’area, segnata dalla tensione con l’Iran. Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione americana stava valutando di annunciare già nei prossimi giorni la nascita di una missione congiunta incaricata di scortare le navi lungo il corridoio marittimo vicino alle coste iraniane. Rimaneva però ancora da stabilire se l’operazione sarebbe partita immediatamente o soltanto dopo un eventuale cessate il fuoco.
Nonostante queste aspettative, dalle principali capitali alleate non sono arrivati segnali di adesione. In particolare, la Germania ha preso una posizione netta: il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha escluso la partecipazione di Berlino a un intervento militare internazionale per proteggere le navi nello stretto. In un’intervista all’emittente Ard, il capo della diplomazia tedesca ha sottolineato che la sicurezza della rotta può essere garantita soltanto attraverso un percorso diplomatico e un dialogo diretto anche con Teheran.
La cautela domina anche in altre regioni. Molti governi temono di essere trascinati in un’escalation regionale, soprattutto dopo gli avvertimenti dell’Iran alla comunità internazionale, invitata a evitare qualsiasi iniziativa che possa aggravare ulteriormente la crisi.
In Asia le reazioni sono state differenti. La Cina ha mantenuto un atteggiamento distante, mentre la Corea del Sud è stata l’unica ad aprire alla proposta americana, limitandosi però a dichiarare che la richiesta verrà analizzata con attenzione. Più prudente il Giappone, che ha chiarito come una decisione di questo tipo richiederebbe valutazioni approfondite e standard politici molto elevati.
Anche in Europa il dibattito è aperto. A Bruxelles si discute della possibilità di rafforzare l’operazione navale europea Aspides, attiva dal 2024 nel Mar Rosso con l’obiettivo di proteggere le rotte commerciali dagli attacchi dei ribelli Houthi. Tuttavia, tra i Paesi membri emergono posizioni divergenti, con una contrapposizione crescente tra Francia e Germania.
Il presidente statunitense ha comunque ribadito che i Paesi colpiti dalle interruzioni nelle forniture petrolifere non solo avrebbero manifestato disponibilità a partecipare alla missione, ma considererebbero l’iniziativa particolarmente utile. Per il momento, però, queste dichiarazioni non hanno trovato conferme ufficiali tra gli alleati.
Dal Regno Unito arriva una linea più attendista. Londra ha spiegato di essere in contatto con Washington e con gli altri partner internazionali e di voler valutare tutte le possibili opzioni per garantire la sicurezza della rotta energetica, definita una priorità strategica. Tuttavia, il governo britannico ha chiarito che è ancora prematuro discutere di dettagli operativi.
Parigi, invece, mantiene un profilo pubblico più riservato ma sta lavorando dietro le quinte per rafforzare la missione europea nel Mar Rosso. Nei prossimi incontri tra i ministri degli Esteri dell’Unione europea verrà discusso un possibile potenziamento dell’operazione, il cui comando navale è affidato all’Italia.
A Bruxelles si valutano diverse opzioni, tra cui l’aumento delle unità navali e il miglioramento delle capacità di intercettazione delle minacce. Un’ipotesi accolta positivamente dal vicepremier italiano e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha espresso disponibilità a rafforzare la missione per proteggere il commercio europeo e italiano, pur escludendo al momento un coinvolgimento diretto nello Stretto di Hormuz.
Il tema sarà probabilmente al centro dei prossimi incontri diplomatici: Tajani vedrà il segretario generale della Nato Mark Rutte, mentre non si esclude un confronto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il Consiglio europeo previsto il 19 e 20 marzo.
Con il peggioramento della crisi energetica si discute anche della possibilità di modificare il mandato della missione Aspides per consentirle di operare direttamente nello Stretto di Hormuz. Si tratta però di una scelta delicata, che rischierebbe di trasformare una missione difensiva in un intervento più attivo, con scorte ravvicinate o azioni contro possibili minacce, aumentando il rischio di un coinvolgimento diretto dell’Europa nel conflitto.
Proprio su questo punto Berlino ha espresso forti riserve. Secondo il ministro Wadephul, la missione navale europea non ha ottenuto risultati sufficientemente efficaci neppure nel Mar Rosso, motivo per cui un’estensione delle operazioni non garantirebbe necessariamente maggiore sicurezza.
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