di Aisha Harrison

Il Dipartimento della Difesa dovrà infatti mettere sul tavolo altre decine di miliardi di dollari, destinati ad aggiungersi agli 11,3 miliardi già bruciati nei primi sei giorni di operazioni

 

«Dateci le risorse per sostenere cento giorni di guerra». È una richiesta che suona quasi come un ultimatum logistico quella che il Central Command degli Stati Uniti ha inviato al Pentagono. Non una semplice nota tecnica, ma il segnale che l’operazione militare in corso contro l’Iran — battezzata Epic Fury — rischia di trasformarsi da intervento limitato a campagna prolungata nel cuore instabile del Medio Oriente.

Il comando americano responsabile della regione, il United States Central Command, con quartier generale in Florida, ha chiesto rinforzi: più uomini, più mezzi, più equipaggiamenti. In altre parole, più denaro. Molto di più. Il Dipartimento della Difesa dovrà infatti mettere sul tavolo altre decine di miliardi di dollari, destinati ad aggiungersi agli 11,3 miliardi già bruciati nei primi sei giorni di operazioni. Una velocità di spesa che ricorda le fasi iniziali delle grandi campagne militari americane degli ultimi decenni.

Mentre a Washington si fanno i conti, dal fronte arrivano le notizie più dure: quelle dei nomi e dei volti dietro le statistiche. Il Pentagono ha identificato i sei aviatori statunitensi morti giovedì in un incidente aereo nell’Iraq occidentale. Viaggiavano a bordo di un Boeing KC-135 Stratotanker, l’aereo cisterna della United States Air Force che consente ai caccia di rifornirsi in volo e restare più a lungo nelle zone di combattimento. I militari deceduti sono: il maggiore John A. Klinner, 33 anni, originario dell’Alabama il capitano Ariana G. Savino, 31 anni, dello Stato di Washington il sergente tecnico Ashley B. Pruitt, 34 anni, del Kentucky il capitano Seth R. Koval, 38 anni, dell’Indiana, l capitano Curtis J. Angst, 30 anni, dell’Ohio, il sergente tecnico Tyler H. Simmons, 28 anni, anche lui dell’Ohio

Tre di loro — Klinner, Savino e Pruitt — prestavano servizio presso il 6º Stormo di rifornimento in volo della base aerea di MacDill, a Tampa, in Florida. Gli altri tre — Koval, Angst e Simmons — erano assegnati al 121º Stormo di rifornimento in volo della base della Guardia Nazionale Aerea di Rickenbacker, a Columbus. Secondo il Pentagono, l’incidente non sarebbe stato causato né da fuoco nemico né da fuoco amico. Le cause restano però ancora sotto indagine. Il KC-135 è uno dei pilastri invisibili delle operazioni aeree moderne: senza il suo rifornimento in volo, i caccia e i bombardieri non potrebbero mantenere a lungo la presenza operativa sopra i teatri di guerra. Oltre al carburante, l’aereo può essere configurato per il trasporto di merci o per l’evacuazione sanitaria.

Con la morte dei sei aviatori, il numero dei militari statunitensi uccisi in relazione alla guerra con l’Iran sale a tredici. Un numero ancora limitato rispetto alle grandi guerre del passato recente, ma sufficiente a ricordare che dietro la strategia, i bilanci e le richieste di fondi esiste sempre la stessa realtà: uomini e donne in uniforme che operano in uno spazio dove l’errore, la fatalità o il combattimento possono cambiare il destino in pochi secondi.

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