di Corinna Pindaro
Donald Trump rilancia la linea dura contro l’Iran: «Dobbiamo finire il lavoro». Minacce su Hormuz mentre continuano le esplosioni a Teheran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rilancia la linea dura sulla guerra contro l’Iran e avverte che Washington non intende fermarsi.
«Dobbiamo finire il lavoro. Non possiamo andarcene», ha dichiarato durante un comizio in Kentucky, riferendosi all’operazione militare americana contro Teheran.
Trump ha sostenuto che l’intervento degli Stati Uniti ha già colpito duramente le capacità militari iraniane e ha rivendicato il successo dell’operazione denominata “Epic Fury”, spiegando di aver scelto personalmente il nome tra diverse opzioni presentate dai suoi collaboratori.
La minaccia sullo Stretto di Hormuz
Il presidente americano ha inoltre lanciato un avvertimento diretto a Teheran sul possibile uso di mine navali nello Stretto di Hormuz.
Trump ha parlato di «significative conseguenze militari» se l’Iran dovesse tentare di bloccare lo stretto, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il traffico di petrolio e gas.
Il controllo dello stretto è infatti cruciale per l’economia globale, perché una quota significativa delle esportazioni energetiche mondiali passa proprio attraverso questo corridoio tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano.
Trump rivendica i risultati militari
Nel suo intervento, il presidente americano ha sostenuto che l’operazione militare statunitense avrebbe già inflitto gravi danni alle forze iraniane.
Secondo Trump, le forze americane avrebbero affondato decine di unità iraniane coinvolte nelle operazioni navali nel Golfo.
Il presidente ha anche ribadito che l’intervento è stato necessario perché l’Iran, a suo dire, stava preparando nuove azioni militari nella regione e rappresentava una minaccia diretta per Israele.
Nuove esplosioni a Teheran
Nel frattempo la situazione sul terreno resta estremamente tesa. Nella notte tra martedì e mercoledì i giornalisti dell’agenzia Agence France-Presse hanno riferito di nuove esplosioni nella capitale iraniana Teheran.
Le detonazioni sono state udite soprattutto nelle zone settentrionali e occidentali della città, già colpite da attacchi nelle ore precedenti.
Pentagono: oltre 140 soldati Usa feriti
Secondo il Pentagono circa 140 militari statunitensi sono rimasti feriti dall’inizio della guerra contro l’Iran.
La maggior parte dei soldati ha riportato ferite lievi, ma almeno otto sono considerati in condizioni gravi. Nei primi giorni del conflitto le autorità americane avevano già confermato la morte di sette militari statunitensi in attacchi avvenuti in Kuwait e Arabia Saudita.
Escalation anche in Libano
La guerra continua intanto ad allargarsi anche ad altri Paesi della regione. Secondo il governo del Libano oltre 759mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case.
Dal 2 marzo, quando il movimento sciita Hezbollah ha lanciato missili contro Israele entrando nel conflitto regionale, quasi 500 persone sono state uccise nel Paese.
La crisi resta dunque altamente instabile, con il rischio che lo scontro tra Stati Uniti e Iran possa estendersi ulteriormente a tutta la regione del Medio Oriente.
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