di Martina Esposito

La premier ha escluso un coinvolgimento militare diretto dell’Italia e ha annunciato misure contro il caro energia. Duro anche l’intervento sul tema dei migranti e dei trasferimenti in Albania

Nel suo intervento davanti al Parlamento in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato la crisi internazionale seguita agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, delineando la posizione del governo italiano sul conflitto e sulle possibili ripercussioni economiche e geopolitiche. In questo quadro, la premier ha ribadito in modo netto che l’Italia non prenderà parte alla guerra e ha sottolineato che il governo intende mantenere una linea di prudenza e responsabilità in uno scenario internazionale estremamente delicato, evitando qualsiasi coinvolgimento diretto nel conflitto.

Meloni in Parlamento sull’Iran e sulle conseguenze economiche della crisi

Meloni ha inoltre condannato con fermezza il bombardamento che ha colpito una scuola a Minab, nel sud dell’Iran, nel quale sono morte diverse bambine. L’episodio, ha affermato, rappresenta una tragedia che richiama l’urgenza di contenere l’escalation e proteggere la popolazione civile.

Uno dei temi centrali del dibattito è stato l’utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Italia. La presidente del Consiglio ha chiarito che il governo rispetterà pienamente gli accordi internazionali in vigore, analogamente a quanto avviene in altri Paesi europei come la Spagna. Tuttavia ha precisato che eventuali richieste di impiego delle basi per operazioni non previste dai trattati dovranno essere sottoposte al Parlamento.

Accanto al quadro geopolitico, Meloni ha affrontato anche le conseguenze economiche della crisi, in particolare il possibile aumento dei prezzi dell’energia. Il governo, ha spiegato, è pronto ad attivare il meccanismo delle cosiddette “accise mobili” nel caso in cui il rialzo dei prezzi del petrolio e del gas si stabilizzi nel tempo. In ambito europeo, invece, l’Italia chiederà la sospensione urgente del sistema Ets applicato al termoelettrico per contenere l’impatto sulle bollette.

Nel corso dell’intervento la premier ha poi toccato anche il tema dell’immigrazione, tornando sul progetto dei centri per migranti in Albania. Meloni ha sostenuto che l’Unione europea avrebbe riconosciuto la legittimità dell’impianto adottato dal governo italiano. Allo stesso tempo ha criticato alcune decisioni della magistratura relative alla revoca dei trattenimenti di migranti irregolari, citando casi che coinvolgerebbero persone condannate per reati gravi. Secondo la presidente del Consiglio, si tratta di scelte difficili da giustificare “anche sul piano del buon senso”.

Le reazioni: Calenda critico, per Monti Meloni “divisiva”

Dopo le comunicazioni della premier si è aperto il confronto parlamentare con gli interventi delle forze politiche. Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, ha espresso sostegno alla linea del governo, definendo “realistica” la posizione adottata da Meloni sulla crisi internazionale. Gasparri ha invitato a evitare atteggiamenti ipocriti nel dibattito sul diritto internazionale e ha criticato le opposizioni sul tema dell’utilizzo delle basi americane in Italia.

Critico invece il leader di Azione Carlo Calenda, che ha invitato la presidente del Consiglio a chiarire definitivamente la collocazione internazionale dell’Italia. Secondo Calenda, se il governo intende difendere l’unità europea dovrebbe prendere le distanze dalle posizioni di leader come Viktor Orbán e dallo stesso Donald Trump, accusato di alimentare una frattura nell’Occidente.

Osservazioni critiche sono arrivate anche dal senatore a vita Mario Monti, che ha apprezzato l’appello alla coesione nazionale ma ha sostenuto che spesso proprio la premier contribuirebbe ad alimentare le divisioni politiche interne, sia in Italia sia nel contesto europeo.

Dal fronte dell’opposizione è arrivata inoltre una proposta politica articolata: il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato una risoluzione che chiede al governo di promuovere un cessate il fuoco nei conflitti in corso, di non autorizzare l’utilizzo delle basi militari italiane per operazioni contro l’Iran e di riconoscere lo Stato di Palestina nei confini del 1967. Il documento sollecita inoltre iniziative diplomatiche più ampie per favorire una soluzione negoziale ai principali conflitti internazionali, inclusa la guerra tra Russia e Ucraina.

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