di Aisha Harrison
Anche il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha detto che le ostilità non si fermeranno finché “il nemico non sarà definitivamente sconfitto”.
Le speranze di una rapida fine del conflitto con l’Iran, alimentate dalle recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sono state subito raffreddate dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.“Con l’Iran non abbiamo ancora finito”, ha affermato il leader israeliano, smorzando l’ottimismo che si era diffuso nella comunità internazionale dopo che Trump aveva parlato di una guerra “praticamente conclusa”. Quelle parole avevano avuto effetti immediati anche sui mercati finanziari, con reazioni positive nelle borse e un calo delle tensioni sui prezzi del petrolio.
Le prospettive di una tregua appaiono più incerte anche alla luce delle dichiarazioni provenienti da Washington. A ridimensionare l’interpretazione delle parole del presidente è intervenuto anche il capo del Pentagono, Pete Hegseth, secondo il quale le ostilità non si fermeranno finché “il nemico non sarà definitivamente sconfitto”.
Il quadro resta dunque fluido e carico di tensioni, mentre la diplomazia internazionale continua a muoversi nel tentativo di evitare un’ulteriore escalation nella regione mediorientale.
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