di Redazione

All’undicesimo giorno di guerra, Teheran avverte che le esportazioni di petrolio dalla regione resteranno bloccate finché continueranno gli attacchi di Stati Uniti e Israele. Donald Trump replica con toni duri, mentre la Turchia prepara sistemi Patriot in coordinamento con la Nato

All’undicesimo giorno del conflitto in Medio Oriente, l’Iran ha ribadito che il blocco delle esportazioni di petrolio dalla regione proseguirà finché Stati Uniti e Israele continueranno i bombardamenti sul territorio iraniano. Nella notte sono proseguiti anche gli attacchi di Teheran nel Golfo Persico, segnale di una escalation che rischia di avere ripercussioni dirette sui mercati energetici globali.

Secondo le autorità iraniane, la decisione di fermare i flussi di petrolio rappresenta una risposta diretta alle operazioni militari in corso. Il messaggio è chiaro: senza la fine dei raid, il traffico energetico nella regione resterà sotto pressione. Nel frattempo il regime ha ribadito di non essere disposto a tornare al tavolo dei negoziati.

Sul fronte politico statunitense, Donald Trump ha offerto l’ennesima lettura contrastante del conflitto. Lunedì ha dichiarato che la guerra «finirà presto», ma ha anche lanciato un duro avvertimento a Teheran: se l’Iran dovesse davvero bloccare i flussi di petrolio, gli Stati Uniti «colpiranno venti volte più forte». Nelle stesse ore missili iraniani sono stati lanciati verso l’Iraq, contribuendo ad ampliare il raggio delle tensioni nella regione. Intanto continuano le operazioni militari: attacchi iraniani nel Golfo Persico, raid israeliani e statunitensi sull’Iran e bombardamenti israeliani anche sul Libano, dove secondo le stime si contano almeno 600 mila sfollati.

Nel frattempo anche altri attori regionali si preparano a possibili sviluppi del conflitto. La Turchia ha annunciato che un sistema di difesa aerea Patriot è in fase di preparazione nella parte orientale del Paese. Secondo il ministero della Difesa di Ankara, la misura è stata adottata «alla luce dei recenti sviluppi nella regione» e avviene in consultazione con la Nato e con gli alleati, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza dei confini e dello spazio aereo nazionale.

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