di Ennio Bassi

Lunedì 9 marzo 2026 la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica si accende per “Note di Luce – Quando la musica illumina”, il concerto solidale della Fondazione Giovanni Scambia ETS. Un evento nato per trasformare emozione e bellezza in sostegno concreto alla ricerca e all’assistenza nei tumori ginecologici e del pancreas. Al centro, il filo familiare e civile che tiene insieme il dopo: la figlia Luisa, che racconta il sogno del padre, e la moglie Emma, che promette continuità e responsabilità nel suo nome
di Ennio Bassi
A poco più di un anno dalla scomparsa di Giovanni Scambia, la città torna a riunirsi nel luogo in cui Roma misura la propria idea di comunità: una sala piena, un palco condiviso, un gesto collettivo che non chiede pietà ma costruisce futuro. “Note di Luce – Quando la musica illumina” non è un semplice concerto di beneficenza: è un modo di dire che una perdita non deve diventare soltanto memoria, ma può trasformarsi in continuità, in ricerca, in cura. L’appuntamento è per lunedì 9 marzo 2026 alle 20.00, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.
L’obiettivo è dichiarato, concreto, misurabile: sostenere ricerca, formazione e assistenza su due fronti tra i più complessi della medicina contemporanea, i tumori ginecologici e quelli del pancreas, patologie ad alta mortalità che chiedono risorse, tempo, competenze e una rete di supporto che non si esaurisca nella bravura dei singoli reparti. L’idea è semplice e radicale: se la scienza ha bisogno di strumenti, la cultura può essere uno di questi. E la musica, più di molte parole, sa creare partecipazione.
A dare forma alla serata ci sono volti popolari e una macchina artistica di grande prestigio: conducono Carlo Conti e Annalisa Manduca, sul palco la Banda musicale della Polizia di Stato diretta dal Maestro Maurizio Billi e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretto dal Maestro Andrea Secchi.
Il parterre di ospiti racconta l’ambizione dell’evento: Arisa, Serena Autieri, Gigi D’Alessio, Paola Turci, Michele Zarrillo, insieme a Valeria Altobelli, Alessandro Quarta, Federico Paciotti, Angelica Stuppia. Un cast pensato per parlare a pubblici diversi e, soprattutto, per non lasciare nessuno fuori: perché la ricerca si sostiene anche così, includendo.

Il programma musicale alterna pagine sinfoniche e brani che appartengono alla memoria emotiva italiana e internazionale: si parte con l’energia “cinematografica” di John Williams (Olympic Fanfare and Theme), si passa alla ferita elegante di Piazzolla (Adiós Nonino) con Alessandro Quarta al violino, e poi si attraversano momenti che sono quasi un linguaggio comune: l’Hallelujah di Leonard Cohen, il repertorio pop italiano, fino ai grandi classici corali e operistici come Nessun Dorma, O Fortuna e Va’ Pensiero. È un percorso costruito apposta per non essere solo intrattenimento: è un arco emotivo che porta dove serve arrivare, alla scelta di sostenere.
Ma il cuore dell’iniziativa, quest’anno più che mai, sta nella sua dimensione familiare e civile. Le parole di Luisa Scambia hanno il peso delle cose non recitate: questo evento era “fortemente voluto” dal padre, che amava la musica e credeva che bellezza e arte potessero essere, davvero, strumenti di cura — non perché sostituiscano la medicina, ma perché sostengono chi la attraversa: pazienti, famiglie, medici, ricercatori. In questa frase c’è tutto: la musica non come cornice, ma come leva.
E poi c’è Emma Scambia, la moglie, che in un momento in cui sarebbe comprensibile fermarsi sceglie invece il verbo opposto: continuare. “Con la Fondazione è nostra intenzione non fermarci, ma proseguire il suo cammino nella ricerca e nell’assistenza”, dice. È una promessa e insieme una responsabilità: trasformare il vuoto in lavoro, il ricordo in metodo, la gratitudine in risorse. È anche il modo più serio di onorare uno scienziato: non cristallizzarlo in un santino, ma far vivere le sue priorità.
“Note di Luce” parla dunque di tumori, sì, ma parla soprattutto di tempo: il tempo della ricerca, che non si improvvisa; il tempo delle famiglie, che spesso non basta; il tempo della città, che decide se essere spettatrice o parte in causa. In un periodo in cui tutto spinge alla distrazione, questa serata chiede l’opposto: attenzione. Perché le cure migliori nascono quasi sempre nello stesso punto: dove la società smette di voltarsi dall’altra parte e sceglie, con un gesto semplice, di illuminare.
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L’articolo “Note di Luce”, la musica che cura: Roma abbraccia la Fondazione Giovanni Scambia a un anno dalla sua scomparsa proviene da Associated Medias.

