di Corinna Pindaro
La guerra in Medio Oriente pesa sui mercati: petrolio a 90 dollari, Borse europee in calo e timori per lo stop alle esportazioni energetiche dal Golfo Persico
Le tensioni geopolitiche legate alla guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti tornano a pesare sui mercati finanziari internazionali. Dopo una partenza positiva, sostenuta da segnali di rallentamento nei prezzi delle materie prime, gli investitori hanno rapidamente cambiato atteggiamento tornando a privilegiare la prudenza.
Il timore principale riguarda una possibile interruzione delle forniture energetiche dai Paesi del Golfo Persico, uno scenario che potrebbe provocare nuovi shock sui prezzi di petrolio e gas. In questo contesto le principali Borse europee hanno chiuso in territorio negativo, mentre la volatilità resta elevata sui mercati globali.
Il petrolio vola fino a 90 dollari
A dominare la scena è l’impennata del petrolio. Il greggio Wti e il Brent hanno raggiunto la soglia dei 90 dollari al barile, segnando un aumento significativo in pochi giorni.
L’accelerazione dei prezzi è legata ai rischi sulle rotte energetiche del Golfo Persico e allo scenario di una possibile riduzione delle esportazioni di energia dalla regione. Il ministro dell’Energia del Qatar ha avvertito che, se il conflitto dovesse prolungarsi, i Paesi del Golfo potrebbero essere costretti a fermare le spedizioni di petrolio e gas.
Un’eventualità che avrebbe conseguenze rilevanti sull’economia mondiale e sui prezzi dell’energia.
Borse europee in rosso e timori per l’inflazione
L’impennata del greggio ha riacceso i timori di un nuovo shock inflazionistico, spingendo gli investitori a ridurre l’esposizione ai mercati azionari. Le principali piazze europee hanno chiuso la seduta in calo.
A Londra il FTSE 100 ha perso oltre l’1%, mentre anche Francoforte, Parigi e Milano hanno registrato ribassi significativi. L’indice paneuropeo Stoxx 600 ha segnato un calo dell’1% nella giornata, portando a oltre 900 miliardi di euro il valore bruciato sui mercati del continente nell’arco di una settimana.
Trasporti marittimi sotto pressione
A peggiorare il clima sui mercati è arrivata anche la decisione del colosso danese Maersk di sospendere temporaneamente alcune rotte commerciali nel Golfo.
La compagnia ha annunciato lo stop ai servizi che collegano l’Estremo Oriente con il Medio Oriente e quelli tra Medio Oriente ed Europa, citando i crescenti rischi per la sicurezza della navigazione nella regione.
La misura rappresenta un ulteriore segnale delle difficoltà logistiche che la crisi sta generando lungo le principali rotte commerciali internazionali.
Wall Street in difficoltà tra petrolio e lavoro
Il clima di incertezza ha coinvolto anche i mercati statunitensi. L’apertura di Wall Street è stata negativa, appesantita sia dall’aumento dei prezzi dell’energia sia da dati sul mercato del lavoro inferiori alle attese.
Negli Stati Uniti sono stati persi 92 mila posti di lavoro a febbraio e il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%. Il quadro economico, unito al rincaro del petrolio, potrebbe complicare le decisioni della Federal Reserve sulla politica monetaria nei prossimi mesi.
L’Aie prova a rassicurare i mercati
In questo contesto di forte tensione, l’Agenzia internazionale dell’energia ha cercato di rassicurare gli operatori. Secondo l’organizzazione, le scorte energetiche globali restano abbondanti e il sistema energetico internazionale sarebbe in grado di assorbire eventuali shock temporanei.
Nonostante queste dichiarazioni, l’incertezza geopolitica continua a dominare i mercati e gli investitori restano concentrati sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente.
Interventi per contenere l’impatto sulle bollette
Nel frattempo in Italia l’ARERA ha annunciato un intervento per ridurre una componente della tariffa di trasporto del gas nelle bollette.
La misura, che prevede una riduzione del 15% della voce tariffaria interessata, punta a limitare l’impatto della volatilità dei mercati energetici sulle famiglie e sulle imprese durante il prossimo inverno.
Mercati sospesi tra guerra ed energia
Gli sviluppi della guerra in Medio Oriente restano quindi il principale fattore di rischio per i mercati globali. L’attenzione degli investitori è concentrata soprattutto sulle rotte energetiche e sulla possibilità che il conflitto possa compromettere i flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico.
Finché il quadro geopolitico resterà incerto, la volatilità sui mercati finanziari e sulle materie prime è destinata a rimanere elevata.
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