di Emilia Morelli
Dichiarazioni di Trump sull’operazione contro l’Iran, nuovi attacchi missilistici e reazioni internazionali: UK concede basi agli USA per azioni difensive, l’UE chiede di evitare l’escalation e rischi su Hormuz
Nelle ore successive ai raid contro l’Iran, Donald Trump ha alzato ulteriormente i toni, sostenendo che l’azione militare proseguirà fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi indicati dagli Stati Uniti. In un messaggio diffuso sui suoi canali social, il presidente americano ha affermato che sarebbero già stati colpiti “centinaia” di siti, descrivendo l’intervento come parte di una campagna destinata a continuare senza pause.
Trump ha motivato l’operazione con la necessità di impedire a Teheran lo sviluppo di missili a lungo raggio e di capacità nucleari, ribadendo che Washington non intende accettare che l’Iran disponga di armi considerate strategicamente destabilizzanti.
Il riferimento alla morte di Khamenei e la narrazione del “popolo in festa”
Nel suo intervento, Trump ha definito la guida suprema iraniana Ali Khamenei con espressioni fortemente offensive e ha collegato la figura del leader a responsabilità per la morte di americani e civili in diversi Paesi. Ha inoltre dichiarato che, dopo l’annuncio della morte di Khamenei, in Iran si sarebbero udite persone festeggiare per le strade.
Si tratta di un passaggio che punta a rafforzare un messaggio politico preciso: presentare l’operazione come un evento in grado di cambiare gli equilibri interni iraniani, con l’idea — evocata dallo stesso Trump — che si possa aprire una fase nuova per il Paese.
“Ci saranno perdite”: il messaggio ai cittadini e la promessa di vendetta
Accanto alla retorica strategica, Trump ha parlato anche di costi umani. Ha ricordato la morte di militari americani, definendoli “patrioti”, e ha anticipato che potrebbero verificarsi nuove vittime. In questo quadro ha promesso che gli Stati Uniti “vendicheranno” i propri caduti, inserendo l’operazione in una cornice di determinazione e risposta prolungata.
Sul piano temporale, in un’intervista riportata da media britannici, Trump avrebbe indicato una durata stimata dell’operazione pari a “quattro settimane o meno”, senza entrare in ulteriori dettagli operativi.
Regno Unito: niente offensiva, ma via libera alle basi per azioni difensive
Da Londra è arrivata una posizione che prova a mantenere un equilibrio tra alleanza e cautela. Il premier Keir Starmer ha escluso un coinvolgimento britannico in un’offensiva contro l’Iran, ma ha confermato l’autorizzazione agli Stati Uniti a utilizzare basi nel Regno Unito per attacchi definiti “difensivi” contro siti missilistici iraniani.
Nel suo intervento, Starmer ha richiamato esplicitamente la lezione dell’Iraq, sottolineando la necessità di evitare passi che possano trasformare l’intervento in un conflitto senza controllo politico e diplomatico.
Missili su Israele e dichiarazioni dell’Idf: “ancora molti giorni di combattimenti”
Sul terreno, la tensione resta altissima. Nelle serate successive ai raid, sono stati segnalati nuovi lanci di missili dall’Iran verso Israele, con allarmi in diverse aree, inclusi centro del Paese, Neghev e zona del Mar Morto. Media israeliani hanno riportato feriti nell’area di Gerusalemme, con almeno un caso considerato grave.
Il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Eyal Zamir, ha sostenuto che Israele avrebbe già ottenuto “risultati significativi” in Iran, ma ha avvertito che la campagna potrebbe richiedere ancora molti giorni di operazioni, lasciando intendere che l’intensità dello scontro non sia destinata a calare nell’immediato.
Iran: attacchi a Teheran e segnalazioni di vittime civili
Sul fronte iraniano, media locali hanno riferito di raid che avrebbero colpito una stazione di polizia nell’area di Rey, vicino a Teheran, con danni anche a edifici residenziali circostanti. Le stesse fonti parlano di civili uccisi e di persone rimaste sotto le macerie, senza però fornire un bilancio definitivo.
In parallelo, è stata segnalata un’interruzione temporanea del segnale satellitare della tv di Stato iraniana: per alcuni minuti sarebbero andati in onda contenuti con discorsi rivolti al popolo iraniano da parte di Trump e Netanyahu, episodio su cui non sono stati forniti dettagli ufficiali sull’origine.
L’Europa e l’allarme Hormuz: evitare un’escalation dagli esiti “imprevedibili”
Dall’Unione Europea è arrivato un messaggio concentrato sul rischio di un allargamento del conflitto. L’Alto Rappresentante Kaja Kallas ha avvertito che la crisi non deve trasformarsi in un’escalation capace di minacciare non solo il Medio Oriente, ma anche l’Europa, con conseguenze difficili da prevedere anche sul piano economico.
Nel testo viene citato esplicitamente il pericolo di interruzioni di vie strategiche come lo Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per l’energia e per il commercio globale, la cui instabilità rappresenterebbe un moltiplicatore immediato di rischio sui mercati.
Contatti diplomatici e scenari aperti tra nuove leadership e trattative
La Casa Bianca ha fatto sapere che Trump ha avuto nuovi colloqui con Benjamin Netanyahu e contatti con leader del Golfo, mentre un funzionario americano ha indicato che, pur in presenza di segnali di disponibilità al dialogo da parte di una possibile nuova leadership iraniana, l’operazione militare prosegue.
È un doppio binario che definisce l’attuale fase: da un lato le dichiarazioni belliche e l’espansione dell’azione militare, dall’altro la possibilità — ancora incerta — di canali diplomatici che puntino a contenere la spirale di attacchi e ritorsioni. In questo contesto, la variabile decisiva resta l’evoluzione sul campo nelle prossime ore: ogni nuovo bombardamento o lancio missilistico potrebbe spostare rapidamente gli equilibri, rendendo più difficile qualsiasi percorso di de-escalation.
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