di Velia Iacovino
Teheran lancia missili contro obiettivi militari in diversi Paesi mediorientali mentre cresce la pressione diplomatica internazionale e lo Stretto di Hormuz diventa il nuovo epicentro della crisi energetica globale.

Dopo gli attacchi lanciati nella notte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran — già annunciati nelle ore precedenti — la crisi mediorientale entra ora in una nuova fase segnata da rappresaglie incrociate, tensioni diplomatiche crescenti e primi effetti concreti sull’equilibrio energetico mondiale. Gli sviluppi delle ultime ore indicano un rapido allargamento geografico del conflitto, con il coinvolgimento diretto di diversi Paesi del Golfo.
La risposta iraniana si estende alla regione
Secondo gli aggiornamenti forniti da Al Jazeera, l’Iran ha avviato una vasta operazione di ritorsione colpendo obiettivi militari collegati agli Stati Uniti e a Israele in numerosi Stati mediorientali.Missili e droni sono stati lanciati contro basi e installazioni militari in:
Qatar
Emirati Arabi Uniti
Kuwait
Bahrein
Giordania
Iraq
Siria
Le difese aeree di diversi Paesi hanno intercettato parte degli attacchi. In Kuwait, la base di Ali al-Salem è stata presa di mira da missili balistici, neutralizzati prima dell’impatto. Sirene d’allarme hanno risuonato in Bahrein, mentre negli Emirati Arabi Uniti nuove intercettazioni hanno provocato esplosioni udite anche nell’area di Dubai. Un drone diretto verso l’aeroporto internazionale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stato abbattuto dai sistemi di difesa.Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha dichiarato che le operazioni continueranno “senza tregua”, segnalando la volontà di mantenere una pressione militare prolungata.
Nuovi bombardamenti e situazione sul terreno in Iran
Nelle ultime ore si è registrata una relativa diminuzione dell’intensità degli attacchi rispetto alla mattina, dopo una serie di bombardamenti particolarmente pesanti che hanno colpito diverse città iraniane, inclusa Teheran.
Secondo corrispondenti sul campo citati da Al Jazeera, gli attacchi hanno preso di mira soprattutto siti militari e infrastrutture strategiche, con minore enfasi — almeno in questa fase — sugli impianti nucleari. L’obiettivo apparente della campagna sarebbe quello di ridurre le capacità missilistiche iraniane e indebolire la struttura militare del regime.Resta alta la tensione dopo il bombardamento della scuola di Minab, nel sud del Paese, che secondo fonti iraniane avrebbe causato decine di vittime civili, episodio destinato ad alimentare ulteriormente lo scontro politico e mediatico internazionale.
Pressioni diplomatiche e divisioni nel mondo arabo
Le monarchie del Golfo, pur colpite direttamente dagli attacchi iraniani, stanno cercando di evitare un’escalation incontrollata.
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha espresso piena solidarietà agli Emirati Arabi Uniti dopo i bombardamenti sul loro territorio, offrendo sostegno politico e difensivo. Parallelamente, Arabia Saudita e Qatar hanno chiesto un’immediata cessazione dell’escalation e il ritorno ai negoziati. L’Oman ha rivolto un appello diretto a Washington invitando gli Stati Uniti a non trasformare la crisi in una guerra regionale permanente.
Il Congresso USA compatto sull’operazione
A Washington emerge un ampio sostegno politico all’azione militare. L’amministrazione americana aveva informato preventivamente i principali leader del Congresso, e una larga parte dei parlamentari avrebbe sostenuto la decisione di intervenire militarmente. Briefing sulla situazione iraniana erano stati condotti nei giorni precedenti, segno che l’operazione era stata preparata da tempo sul piano politico oltre che militare.
Prime conseguenze economiche: lo Stretto di Hormuz sotto pressione
Uno degli sviluppi più rilevanti riguarda il traffico energetico globale. Diverse compagnie petrolifere e società di trading hanno sospeso temporaneamente le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto del petrolio mondiale.
Secondo analisti citati da Al Jazeera, anche una sospensione limitata potrebbe produrre effetti immediati:aumento dei prezzi del greggio; instabilità dei mercati finanziari;rischi per l’approvvigionamento energetico internazionale.
Allarme internazionale e rischio nucleare
La società nucleare russa Rosatom ha evacuato parte del personale civile dall’Iran, mantenendo tuttavia operatori nella centrale di Bushehr. Mosca ha ribadito che gli impianti nucleari non devono essere presi di mira “in nessuna circostanza”, segnale della crescente preoccupazione internazionale.Le Nazioni Unite hanno rinnovato l’appello alla de-escalation, sottolineando che la prosecuzione degli attacchi porterà soltanto a “morte, distruzione e sofferenza civile”.
Uno scenario sempre più instabile
Gli sviluppi delle ultime ore indicano che il conflitto sta superando la dimensione bilaterale tra Iran e Israele-Stati Uniti, trasformandosi in una crisi regionale diffusa. Con basi militari sotto attacco in più Paesi e lo spazio aereo parzialmente chiuso, il Medio Oriente entra in una fase di estrema incertezza.Il punto decisivo sarà ora comprendere se le operazioni resteranno limitate a una fase di rappresaglie controllate oppure se l’escalation in corso segnerà l’inizio di un conflitto prolungato capace di ridisegnare gli equilibri geopolitici ed energetici globali.
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