di Corinna Pindaro
La Procura di Milano amplia l’inchiesta sul caporalato dei rider: richiesti documenti a McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga e altri gruppi legati a Deliveroo
Nuovo sviluppo nell’indagine sul presunto sfruttamento dei rider a Milano. La Procura della Repubblica di Milano, con il pm Paolo Storari e sotto la direzione del procuratore Marcello Viola, ha deciso di estendere gli accertamenti alle grandi multinazionali che utilizzano le piattaforme di consegna.
Secondo l’impostazione accusatoria, non solo le società di food delivery sarebbero coinvolte nel sistema, ma anche le aziende che si avvalgono dei rider per recapitare i propri prodotti. Il sospetto è che l’intera filiera possa concorrere, anche solo per carenze organizzative, al fenomeno del caporalato.
Documenti richiesti a sette grandi gruppi
I carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro hanno notificato una richiesta di consegna di documenti a importanti marchi internazionali attualmente non indagati. Tra questi figurano McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga, Crai, Poke House e KFC.
Le aziende intrattengono rapporti contrattuali con Deliveroo e si avvalgono dei rider per le consegne a domicilio. La Procura intende verificare i modelli organizzativi adottati per prevenire eventuali reati legati allo sfruttamento del lavoro.
Il nodo dei modelli organizzativi e del caporalato
L’ordine di esibizione documentale punta ad acquisire organigrammi, procedure interne, codici etici, sistemi di whistleblowing e verbali degli organismi di vigilanza. L’obiettivo è valutare se tali strumenti siano idonei a impedire condotte di sfruttamento.
Secondo l’ipotesi investigativa, modelli organizzativi inadeguati potrebbero configurare un’agevolazione colposa del caporalato. Un’impostazione già adottata negli ultimi anni dalla Procura milanese in inchieste che hanno coinvolto anche grandi brand della moda.
La filiera della consegna sotto esame
L’indagine nasce dalle accuse rivolte alle piattaforme di food delivery, tra cui Glovo e Deliveroo, accusate di pagare compensi molto bassi a consegna e di applicare sistemi algoritmici penalizzanti.
Ora l’attenzione si sposta sulle multinazionali che beneficiano del servizio. La domanda centrale degli inquirenti è se tali aziende possano considerarsi semplici clienti delle piattaforme o se abbiano una responsabilità indiretta nel garantire condizioni di lavoro conformi alla legge.
L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e nessuna delle società coinvolte risulta indagata. Saranno gli accertamenti a stabilire eventuali profili di responsabilità lungo la catena delle consegne.
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