di Emilia Morelli
Il Senato approva in via definitiva il decreto aiuti all’Ucraina con 106 voti favorevoli. Scontro sulla fiducia, Lega favorevole, opposizioni critiche
Il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva il decreto che autorizza nuovi aiuti all’Ucraina, comprendendo sia il sostegno militare sia quello civile.
Il provvedimento è passato con 106 voti favorevoli, 57 contrari e due astenuti, chiudendo l’iter parlamentare. Il clima politico, inizialmente teso, si è in parte disteso dopo l’uscita dalla Lega del partito Futuro Nazionale guidato da Roberto Vannacci.
Il nodo della fiducia e le critiche delle opposizioni
Il voto al Senato non consente di separare la fiducia dal merito del provvedimento, a differenza di quanto avviene alla Camera. Questo ha portato tutte le opposizioni, inclusa Azione di Carlo Calenda, tradizionalmente favorevole al sostegno a Kiev, a esprimere voto contrario.
Dal Partito Democratico, Alessandro Alfieri ha accusato il governo di aver scelto la fiducia per “coprire differenze e difficoltà interne”. Posizione analoga da Italia Viva, con Enrico Borghi che ha spiegato come, senza la questione di fiducia, il suo gruppo avrebbe votato a favore della conversione del decreto.
Il passaggio parlamentare si è quindi trasformato in uno scontro procedurale più che sul merito del sostegno all’Ucraina.
La Lega vota sì e abbassa i toni
Diverso il clima all’interno della maggioranza. La Lega ha confermato il voto favorevole, con toni meno polemici rispetto alle settimane precedenti.
In Aula, il capogruppo Massimiliano Romeo ha motivato il sostegno al decreto sottolineando la fase negoziale internazionale in corso. Secondo la Lega, un mancato appoggio all’Ucraina ridurrebbe il potere contrattuale di Kiev nei confronti della Russia.
Sostegno a Kiev tra equilibrio politico e scenario internazionale
Il decreto consolida l’impegno italiano nel quadro delle alleanze occidentali a favore dell’Ucraina, in un contesto geopolitico ancora segnato dalla guerra.
Sul piano interno, tuttavia, il dibattito resta acceso, soprattutto sulle modalità con cui il governo ha scelto di blindare il provvedimento attraverso la fiducia. Il voto definitivo segna comunque un nuovo capitolo nel sostegno italiano a Kiev, confermando la linea dell’esecutivo sul fronte internazionale.
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