di Redazione

Dal 20 marzo prende forma “Terre Immerse”, il cartellone con cui Matera condividerà con la città marocchina di Tétouan il titolo di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026

“Matera è roccia e il Mediterraneo è anche materia solida”. Con questa immagine evocativa Rita Orlando, direttrice generale della Fondazione Matera Basilicata 2019, ha presentato “Terre Immerse”, il programma che dal 20 marzo inaugurerà il percorso di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026.

A sette anni dall’esperienza di Capitale europea della Cultura, la città lucana torna al centro della scena internazionale condividendo il titolo con Tétouan, in Marocco. Una scelta che, nelle parole del ministro della Cultura Alessandro Giuli — in un messaggio letto durante la presentazione al Ministero dal consigliere Clemente Contestabile — richiama l’essenza stessa dell’identità europea: “L’Europa trae il suo senso più profondo dal Mediterraneo, quel ‘Gran lago’ che unisce Europa e Africa”. Una dimensione euro-africana che trova in Matera, città lontana dal mare ma intimamente mediterranea, una potente metafora culturale.

Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha sottolineato proprio questo paradosso geografico: una città non costiera che si fa capitale di un Mediterraneo vissuto come spazio culturale e simbolico, più che come confine fisico.

Il programma si articola in quattro grandi direttrici tematiche, denominate “Immersioni”. La prima, dedicata alle Stratificazioni e quindi al tempo, esplorerà memoria e antichità mediterranea con una mostra fotografica di Mimmo Jodice e con il Festival del racconto, dedicato alla tradizione orale. Con Isolamenti, il focus si sposta sullo spazio e sulle connessioni interrotte o ricostruite: dalla Festa internazionale del Vicinato alla conferenza scientifica “Mediterraneo, hub del cambiamento climatico”, che affronterà il ruolo strategico dell’area nelle trasformazioni ambientali globali.

Le Contaminazioni, dedicate alla dimensione sociale, vedranno tra gli appuntamenti principali “Suoni Mediterranei”, una residenza musicale in dialogo tra Matera e Tétouan, e la mostra “Adriano Olivetti: Matera e il sogno di una impresa”. In calendario anche i festival “Matera Mediterranea”, dedicato al dialogo interculturale, “Mediterranean Playground” sui giochi di strada e un evento incentrato sul design.

Infine le Transumanze, simbolo del movimento e degli attraversamenti, chiuderanno il cerchio con “Italian Screens”, summit mediterraneo del cinema e dell’audiovisivo che riunirà istituzioni e operatori del settore, insieme alle performance di “Attraversamenti”, alla mostra immersiva sull’intelligenza artificiale “The Sea Is Closer Than You Think” e alla conferenza “Ex Med” sulle strategie politiche per il Mediterraneo.

A sostenere l’intero progetto sarà una rete di residenze artistiche multidisciplinari. Tra i simboli dell’anno culturale spicca la “Porta della Speranza”, opera site-specific di arte carceraria pensata come soglia concreta e ideale di accoglienza e dialogo interreligioso.

L’apertura ufficiale, il 20 marzo, coinciderà con la riapertura del Teatro Duni, progettato dall’architetto Ettore Stella e inaugurato nel 1949, chiuso da anni. “Quel teatro ha segnato la vita culturale della città”, ha ricordato il sindaco Antonio Nicoletti, annunciando una riapertura in forma di “cantiere-evento”. Le celebrazioni si concluderanno il 28 novembre, al termine di un anno che punta a rafforzare il ruolo della cultura come strumento di diplomazia e ponte tra le sponde del Mediterraneo.

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L’articolo Matera e Tétouan unite dal Mediterraneo: al via nel 2026 il programma “Terre Immerse” proviene da Associated Medias.