di Redazione

Bloccate anche le sanzioni a Mosca.Nel quarto anniversario della guerra 13 leader europei riuniti nella capitale ucraina senza un’intesa operativa

L’Unione europea arriva divisa al quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, senza riuscire ad approvare nuove misure di sostegno a Kiev. Uno stallo che complica ulteriormente il quadro politico e militare del conflitto, soprattutto dopo la sospensione degli aiuti militari ed economici statunitensi, che aveva accresciuto le aspettative sul ruolo di Bruxelles.A bloccare l’intesa sono stati i governi di Ungheria e Slovacchia. I premier Viktor Orbán e Robert Fico hanno posto il veto sia al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia sia al prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina per il periodo 2026-2027. Il finanziamento avrebbe incluso risorse per il sostegno militare e per il funzionamento delle istituzioni ucraine.

Il mancato accordo assume un valore simbolico mentre tredici leader europei, insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, si recano a Kiev per manifestare sostegno politico, con altri ventiquattro collegati da remoto. L’assenza di decisioni operative evidenzia ancora una volta le difficoltà dell’Unione europea nel raggiungere posizioni condivise su dossier strategici che richiedono l’unanimità.Alla base dello scontro vi è anche la disputa sull’oleodotto Druzhba, che attraversa il territorio ucraino e rifornisce di petrolio russo Ungheria e Slovacchia. Kiev attribuisce l’interruzione del flusso a un bombardamento russo avvenuto il 27 gennaio; Budapest e Bratislava sostengono invece che il blocco sia riconducibile a decisioni ucraine. In risposta alla situazione energetica, Ungheria e Slovacchia hanno sospeso alcune forniture di diesel verso l’Ucraina, mentre Bratislava ha interrotto anche il transito di energia elettrica destinata al Paese.

L’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, Kaja Kallas, ha invitato a non attribuire responsabilità unilaterali per le conseguenze degli attacchi alle infrastrutture energetiche, ricordando gli impegni annunciati da Kiev per la riparazione dell’oleodotto. Sul piano istituzionale, il presidente del Consiglio europeo António Costa ha richiamato gli Stati membri al rispetto delle decisioni comuni già adottate.Il tema sarà discusso sia negli incontri previsti a Kiev sia al Parlamento europeo, dove è atteso un collegamento con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Quest’ultimo continua a sostenere la necessità di superare i blocchi decisionali interni all’Unione e ribadisce che le condizioni per negoziati di pace restano complesse, accusando Mosca di mantenere una linea militare rigida.

Nel frattempo cresce la tensione sul piano strategico dopo il dispiegamento in Bielorussia dei missili balistici russi Oreshnik, sistemi che — secondo Kiev — rappresentano una nuova minaccia regionale. Zelensky ha invitato la Nato a considerarli obiettivi militari legittimi, ricordando il coinvolgimento della Bielorussia nelle fasi iniziali dell’invasione del 2022. Nonostante i segnali di possibili nuovi contatti diplomatici, le prospettive di un accordo restano al momento incerte.

 

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