di Carlo Longo
I Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 si chiudono all’Arena di Verona con 1.400 atleti di 93 nazioni. Spettacolo, cultura e passaggio di consegne alla Francia tra emozioni e tensioni diplomatiche
Nel loro ultimo giorno, i Giochi Invernali di Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 hanno ritrovato un unico centro simbolico: l’Arena di Verona. Per la prima volta nella storia olimpica, la cerimonia di chiusura si è svolta all’interno di un monumento riconosciuto patrimonio dell’umanità, fondendo sport, arte e memoria storica in un’unica narrazione.
Oltre 1.400 atleti provenienti da 93 Paesi hanno sfilato insieme nell’anfiteatro romano, salutando l’arco alpino italiano prima del passaggio di testimone alle Alpi francesi. Dopo l’armonia celebrata all’apertura a Milano, la conclusione veronese ha evocato la bellezza in movimento, tra musica e immagini che hanno unito tradizione e contemporaneità.
Standing ovation per l’Italia e record sportivi
L’edizione 2026 verrà ricordata non solo per la formula dei “Giochi diffusi”, ma anche per la risposta organizzativa dell’Italia. Dopo mesi segnati da critiche e dubbi, il sistema-Paese ha dimostrato di saper reggere la pressione dell’evento globale.
Secondo Giovanni Malagò, deus ex machina dell’organizzazione, la reazione internazionale è stata una vera e propria standing ovation. I risultati sportivi azzurri, in attesa della Paralimpiade, hanno rappresentato un primato storico e un esempio di soft power capace di rafforzare l’immagine del Paese nel mondo.
Tra i momenti più emozionanti, l’esibizione di Paolo Fresu sulle note dell’Inno di Mameli e la danza sospesa di Roberto Bolle, simboli di un dialogo continuo tra sport e cultura.
Arte, musica e simboli nella cerimonia di chiusura
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Lo spettacolo ideato da Alfredo Accatino ha trasformato il palco, modellato come una goccia d’acqua, in metafora del viaggio della neve dalle montagne alla pianura, con un richiamo esplicito al cambiamento climatico.
Suggestiva la partecipazione di Francesco Pannofino, che ha dato voce ai personaggi dell’opera lirica, mentre le note al pianoforte di Gloria Campaner hanno accompagnato lo spegnimento dei bracieri. Sul fronte musicale contemporaneo, spazio anche a Achille Lauro, Major Lazer e Gabry Ponte.
A guidare la delegazione italiana, i portabandiera Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto, simbolo dei successi azzurri sulle piste e sugli anelli di ghiaccio.
Passaggio di consegne e tensioni diplomatiche
La cerimonia ha sancito il passaggio della bandiera olimpica alla Francia, con la consegna ufficiale alla presidente del CIO Kirsty Coventry e ai rappresentanti dei territori francesi che ospiteranno i prossimi Giochi invernali.
Sul piano politico, tuttavia, non sono mancate ombre. L’assenza del presidente francese Emmanuel Macron e del primo ministro Sébastien Lecornu ha alimentato il clima di freddezza diplomatica. Presente invece la premier Giorgia Meloni, affiancata dai ministri e dai vertici istituzionali italiani.
La cornice istituzionale è stata completata dai sindaci Giuseppe Sala e Gianluca Lorenzi, insieme ai rappresentanti delle regioni coinvolte.
L’eredità di Milano Cortina e lo sguardo al futuro
Milano Cortina 2026 lascia un’eredità fatta di infrastrutture, risultati sportivi e immagine internazionale rafforzata. I Giochi hanno mostrato un’Italia capace di coniugare tradizione e innovazione, sport e patrimonio culturale.
Già si guarda avanti, con il sogno di una candidatura per i Giochi estivi del 2040 a Roma. Dopo l’esperienza dell’Arena di Verona, l’idea di riportare l’Olimpiade nella Capitale appare meno lontana, sostenuta non solo dall’entusiasmo nazionale ma anche dall’attenzione del pubblico globale.
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