di Velia Iacovino

“Chi è preposto all’ordine pubblico sta comunque lavorando”, ha spiegato il governatore lombardo Attilio Fontana. Intanto, alcuni centri sociali hanno annunciato manifestazioni di protesta

Domenica 22 febbraio, alle 14.10, l’Arena Santa Giulia ospiterà la finale maschile di hockey su ghiaccio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: Stati Uniti contro Canada, la classica delle classiche lungo il 49° parallelo. Ma oltre all’oro, in palio c’è anche un possibile colpo di scena politico: la presenza del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Gli Usa hanno conquistato la finale superando la Slovacchia 6-2 in semifinale; il Canada ha piegato la Finlandia 3-2. È il sesto incrocio olimpico per l’oro tra le due potenze nordamericane, la sfida più ricorrente nella storia dei Giochi invernali. Washington insegue un titolo che manca dal 1980, dal leggendario “Miracle on Ice” di Lake Placid; Ottawa punta al decimo oro.

La possibile visita di Trump resta senza conferme ufficiali, ma l’ipotesi è concreta. Il presidente potrebbe atterrare a Milano – forse a Linate – per una presenza “chirurgica”: partita all’Arena, quindi trasferimento a Verona per la cerimonia di chiusura. Nessun pernottamento previsto. Tra le opzioni logistiche anche un velivolo più piccolo dell’Air Force One, per ridurre l’impatto sulla città e semplificare i dispositivi di sicurezza.

“In assenza di conferme formali, chi è preposto all’ordine pubblico sta comunque lavorando”, ha spiegato il governatore lombardo Attilio Fontana. Intanto, alcuni centri sociali hanno annunciato manifestazioni di protesta qualora Trump arrivasse in città.

 

 

 

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