di Emilia Morelli

Donald Trump minaccia l’Iran con un ultimatum di 10 giorni, annuncia 10 miliardi per Gaza e difende il Board of Peace, promettendo collaborazione con l’Onu

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DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Donald Trump alza il livello dello scontro con Teheran. Nel discorso di apertura della prima riunione del Board of Peace, il presidente americano ha lanciato un avvertimento diretto alla Repubblica islamica: “L’Iran deve fare un accordo significativo, oppure succederanno cose brutte”.

Trump ha ribadito di voler privilegiare la via diplomatica, ma ha fissato un limite temporale ai negoziati. “Scopriremo cosa accadrà nel giro di dieci giorni”, ha dichiarato, sottolineando che Teheran “non può avere l’arma atomica”.

Le parole arrivano mentre il Pentagono completa uno dei più imponenti schieramenti militari nella regione dai tempi dell’invasione dell’Iraq nel 2003. Un segnale che rafforza la pressione negoziale e rende credibile la minaccia di un intervento.

Il debutto del Board of Peace a Washington

La prima riunione del Board of Peace si è svolta allo United States Institute of Peace di Washington, recentemente intitolato al presidente americano. L’organismo nasce dal piano di pace in 20 punti proposto da Trump con l’obiettivo di finanziare la ricostruzione di Gaza, amministrare la Striscia e garantirne la stabilizzazione attraverso una forza internazionale.

Una ventina di Paesi hanno aderito fin da subito, mentre altri – come l’Italia – hanno scelto di partecipare come osservatori. Roma ha inviato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Non è certamente un board of business”, ha dichiarato Tajani. “È l’unica reale proposta oggi sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente. Se ce ne fossero altre, le valuteremmo”.

Prima della foto ufficiale, la platea è stata accompagnata dalle note di “Gloria”, il brano del 1979 di Umberto Tozzi nella versione di Laura Branigan.

Dieci miliardi per Gaza e la condizione su Hamas

Trump ha annunciato un contributo americano da 10 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza. “Noccioline rispetto al costo della guerra”, ha commentato. Prima dell’incontro, alcuni Paesi avevano già promesso complessivamente 5 miliardi, mentre Indonesia, Egitto e Giordania si sono detti pronti a fornire truppe per la stabilizzazione.

Anche la FIFA contribuirà con 75 milioni destinati a infrastrutture sportive.

La condizione posta da Washington resta però il disarmo di Hamas. “Ha promesso di farlo. Se non accadrà, verrà colpito e subirà gravi conseguenze”, ha avvertito il presidente.

Il nodo Onu e la replica di Guterres

Il nuovo organismo ha sollevato perplessità tra diversi Paesi, preoccupati che il Board possa trasformarsi in un’alternativa alle Nazioni Unite. Il segretario generale António Guterres ha ricordato che solo il Consiglio di Sicurezza ha l’autorità, in base alla Carta dell’Onu, di adottare decisioni vincolanti e autorizzare l’uso della forza.

Nel suo intervento, Trump ha cercato di rassicurare. Ha annunciato un prossimo incontro con Guterres e ha assicurato che il Board non intende sostituire il Palazzo di Vetro, ma “accompagnare le Nazioni Unite nel realizzare meglio il loro mandato”.

“L’Onu ha grandi potenzialità. Finora non le ha espresse pienamente, ma noi vogliamo aiutarla anche economicamente”, ha detto.

Diplomazia o escalation?

Il messaggio lanciato da Washington è doppio: apertura al dialogo, ma con una scadenza ravvicinata e con la forza militare pronta sullo sfondo. I prossimi dieci giorni saranno decisivi per capire se la partita con l’Iran si chiuderà con un accordo o con un’escalation.

Nel frattempo, il Board of Peace diventa il nuovo laboratorio geopolitico di Trump, tra ricostruzione di Gaza, equilibri mediorientali e tensioni sul nucleare iraniano.

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