di Mario Tosetti
Dopo l’uccisione dell’attivista Quentin Deranque, Emmanuel Macron teme un’escalation di violenze e critica Giorgia Meloni. A Lione rischio scontri e polemiche politiche

Emmanuel Macron torna a intervenire dopo l’uccisione di Quentin Deranque, il 23enne attivista di estrema destra linciato a Lione da un gruppo di persone mascherate. Dopo aver parlato di «violenza inaudita», il presidente francese si dice ora «preoccupato» per il clima che si sta diffondendo nel Paese.
Da Nuova Delhi, dove si trova in visita ufficiale, il capo dell’Eliseo ha lanciato un appello per evitare «qualsiasi escalation di violenza». Le tensioni infatti non si sono placate e sui social circolano inviti a nuove mobilitazioni, con il rischio concreto di scontri tra gruppi antagonisti.
Anche la famiglia della vittima ha invitato alla calma, chiedendo «moderazione» e responsabilità in un momento già segnato da forti divisioni.
Lo scontro con Meloni
Nel suo intervento, Macron ha anche criticato apertamente Giorgia Meloni, invitandola a smettere di «commentare ciò che sta accadendo altrove». Il riferimento è alle dichiarazioni della premier italiana che aveva definito l’omicidio di Deranque «una ferita per tutta l’Europa».
«Se tutti restano a casa, le pecore saranno ben protette», ha ironizzato il presidente francese, lasciando intendere che giudica inopportune le prese di posizione esterne su una vicenda interna alla Francia.
Da Palazzo Chigi, però, si parla di «stupore» per le parole di Macron. Fonti di governo sottolineano che la presidente del Consiglio si è limitata a esprimere cordoglio e a condannare «il clima di odio ideologico che attraversa diverse nazioni europee», senza alcuna volontà di interferire negli affari francesi.
Il corteo a Lione e il rischio disordini
Intanto a Lione si prepara un fine settimana delicato. È previsto un corteo commemorativo per il giovane ucciso, con una partecipazione stimata tra le 2.000 e le 3.000 persone.
Il sindaco écologiste Grégory Doucet ha chiesto che la manifestazione venga vietata, parlando di «rischio concreto di violenti disordini». Tra le preoccupazioni vi è la possibile presenza di attivisti di estrema destra provenienti da tutta la Francia e da Paesi limitrofi, oltre a minacce rivolte a rappresentanti eletti e timori per eventuali danni a edifici istituzionali.
La prefettura del Rodano e le forze dell’ordine stanno valutando la situazione, in un clima che resta altamente teso.
Le indagini e le polemiche politiche
Sul fronte giudiziario, scade oggi il fermo dei nove sospettati arrestati nell’ambito dell’inchiesta. È attesa una conferenza stampa del procuratore di Lione per chiarire quali misure verranno adottate.
Tra i fermati figurano diversi membri della Jeune Garde, collettivo di estrema sinistra fondato dal deputato Raphaël Arnault. Due suoi assistenti parlamentari e un ex stagista risultano coinvolti nell’indagine.
Le pressioni per le dimissioni di Arnault sono cresciute rapidamente. A chiederle sono stati esponenti della destra, come Bruno Retailleau e Jordan Bardella, oltre alla portavoce del governo.
Dal fronte opposto, La France Insoumise ha respinto ogni richiesta di sospensione o espulsione. Il coordinatore Manuel Bompard ha difeso Arnault sostenendo che non si può ritenere un datore di lavoro responsabile per le azioni dei propri collaboratori, e ha accusato parte della classe politica e mediatica di voler trasformare un’inchiesta giudiziaria in un «processo politico sommario».
Con la sede del movimento evacuata per un allarme bomba e le piazze che si preparano a nuove mobilitazioni, la Francia si trova di fronte a un passaggio delicato. E l’omicidio di Deranque rischia di diventare un detonatore politico ben oltre i confini di Lione.
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