di Corinna Pindaro
Giorgia Meloni scende in campo per il referendum sulla giustizia, attacca i magistrati e incrocia la visita di Mattarella al Csm. Sondaggi e timori nella maggioranza

Due video in ventiquattr’ore segnano una svolta. Giorgia Meloni abbandona la linea prudente e scende direttamente in campo per il referendum sulla giustizia. L’obiettivo è mobilitare l’elettorato del sì, in un clima che a Palazzo Chigi viene percepito come più incerto del previsto.
La premier attacca frontalmente una parte della magistratura, intrecciando la riforma con i temi della sicurezza e dell’immigrazione. Una scelta che rompe le cautele adottate finora e che arriva in un momento politicamente delicato.
La visita di Mattarella al Csm e la tensione con il Colle
Poche ore prima del secondo video della presidente del Consiglio, Sergio Mattarella si reca al Consiglio Superiore della Magistratura. Una visita che sorprende il governo. Secondo ricostruzioni interne, Palazzo Chigi avrebbe appreso dell’iniziativa dai media, con un preavviso minimo solo al sottosegretario Alfredo Mantovano.
Nessuna presa di posizione ufficiale contro il Quirinale, ma tra i collaboratori della premier in un primo momento si diffondeva il sospetto che la mossa possa rafforzare il fronte contrario alla riforma. La risposta politica però poi e’ chiara. In pubblico Meloni ha detto che «ha fatto bene Mattarella sul rispetto fra istituzioni. Sul referendum qualcuno vuole la lotta nel fango»
Meloni, in parallelo, chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di allinearsi pubblicamente alle parole del Capo dello Stato. Un passaggio considerato necessario per evitare uno scontro istituzionale diretto prima di rilanciare l’attacco sul piano politico.
Il peso dei sondaggi e la soglia dell’affluenza
Dietro l’accelerazione c’è soprattutto il timore dei numeri. Nei corridoi di governo circolano rilevazioni riservate che fissano attorno al 40% la soglia minima di affluenza necessaria per rendere competitivo il sì. Altri istituti, come YouTrend, stimano una soglia ancora più alta, tra il 47 e il 48%.
Il dato non è irrilevante. I precedenti referendari mostrano scenari molto diversi: nel 2001 votò il 34% degli aventi diritto, nel 2006 si superò il 52%. In teoria, l’obiettivo non è irraggiungibile, ma non è nemmeno scontato.
La strategia della premier punta quindi a semplificare il messaggio, rendendo i quesiti più comprensibili a un elettorato che, secondo le rilevazioni, li percepisce ancora come tecnici e poco chiari.
Una partita che vale più del referendum
Per Meloni la consultazione ha un valore politico che va oltre il merito dei quesiti. Nei ragionamenti interni, il referendum è una sorta di semifinale anticipata rispetto alle prossime elezioni politiche. Una sconfitta potrebbe aprire crepe nell’ultimo anno di legislatura.
Le preoccupazioni non riguardano tanto Fratelli d’Italia, quanto gli equilibri della coalizione. La Lega è attraversata da tensioni interne, con l’ombra di una scissione legata alla figura di Roberto Vannacci, mentre in Forza Italia resta centrale il peso della famiglia Berlusconi.
Non tutti nel centrodestra condividono i toni più aspri. La ministra Elisabetta Casellati ha definito “malriuscita” l’espressione sul Csm “paramafioso” attribuita a Nordio, pur riconoscendone l’equilibrio personale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto invita a evitare che il referendum si trasformi in un derby politico, assicurando che non ci saranno ripercussioni sulla tenuta dell’esecutivo.
Nordio defilato e l’ipotesi Sanremo
Nel frattempo il Guardasigilli viene tenuto in secondo piano. In Aula, per alcune interrogazioni, è stato sostituito dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Un segnale di prudenza dopo le polemiche.
Meloni, intanto, valuta anche una mossa simbolica e mediatica: una possibile presenza alla prima serata del Festival di Sanremo il 24 febbraio. Contatti informali con il conduttore Carlo Conti ci sarebbero già stati, ma una decisione definitiva non è ancora arrivata.
Nel pieno della campagna referendaria, la comunicazione diventa centrale. Per la premier, la sfida non è solo convincere, ma soprattutto portare alle urne chi è già orientato a votare sì.
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