di Ennio Bassi

Nel cuore di Roma, il Santuario di San Salvatore in Lauro si prepara a vivere una Pasqua di straordinaria intensità spirituale. L’esposizione eccezionale delle reliquie di San Charbel e dell’olio santo, l’adorazione eucaristica quotidiana e la presenza di autorevoli prelati, tra cui il Priore Generale degli Agostiniani Padre Joseph Farrell, stanno richiamando centinaia di fedeli. Un appuntamento che si inserisce nel cammino quaresimale come segno di rinascita e di speranza

di Ennio Bassi

Nel silenzio raccolto del rione Ponte, a pochi passi da Piazza Navona, il Santuario di San Salvatore in Lauro si prepara a vivere una delle settimane spiritualmente più intense dell’anno. In vista della Pasqua, la comunità guidata da Monsignor Pietro Bongiovanni ha promosso una settimana di esercizi spirituali dedicata a San Charbel Makhlouf, figura amatissima del cattolicesimo contemporaneo, monaco maronita libanese venerato in tutto il mondo come santo dell’intercessione, della guarigione e della conversione interiore.

La scelta di Don Pietro – come i fedeli chiamano Mons. Bongiovanni – di porre San Charbel al centro del cammino quaresimale assume un valore profondamente simbolico. In un tempo segnato da inquietudine, polarizzazione e rumore, la spiritualità essenziale e contemplativa del santo – uomo di silenzio e di adorazione eucaristica – offre una risposta controcorrente e radicale. Il messaggio che parte dal Santuario dunque è chiaro: Roma riscopre il silenzio per prepararsi alla Pasqua.

L’eccezionalità delle reliquie e dell’olio santo

Come dicevamo, a rendere ancora più straordinaria questa settimana è l’esposizione delle reliquie di San Charbel e dell’olio santo a lui legato, segno di una devozione che attraversa continenti e generazioni. L’olio, associato a numerose testimonianze di guarigioni e conversioni, rappresenta per molti fedeli un segno concreto della vicinanza del santo e della sua intercessione.

Con celebrazioni di questa portata, al Santuario che affaccia su via del Coronari sono pronti ad un’affluenza significativa di fedeli, non solo romani ma anche pellegrini provenienti da altre regioni. La settimana non si configura come semplice calendario liturgico, ma come vera esperienza cittadina di fede, capace di coinvolgere movimenti ecclesiali, giovani adulti e famiglie. La centralità dell’Adorazione Eucaristica quotidiana, del Santo Rosario e delle celebrazioni solenni restituisce alla Quaresima il suo volto più autentico: tempo di conversione e di ritorno all’essenziale.

Una chiesa simbolo della Roma spirituale

San Salvatore in Lauro non è un luogo qualsiasi. Storicamente frequentata dalla nobiltà e dalla buona borghesia capitolina, la chiesa ha custodito nei secoli una tradizione di culto raffinata e una spiritualità colta, profondamente intrecciata alla vita pubblica romana. Il suo prestigio storico si unisce oggi a una vitalità contemporanea che la rende punto di riferimento nel panorama ecclesiale della capitale.

Monsignor Pietro Bongiovanni, parroco attento e capace di coniugare tradizione e apertura culturale, ha voluto che la preparazione pasquale non fosse solo un momento interno alla comunità, ma un segno per la città intera. L’iniziativa si inserisce in una visione pastorale che punta a restituire centralità alla dimensione spirituale come risposta alle fragilità del nostro tempo.

La presenza di autorevoli prelati

A conferire ulteriore solennità alle celebrazioni è infatti la presenza di figure di alto profilo ecclesiale. Tra i celebranti si annoverano Mons. Edoardo Cerrato, Mons. Renato Tarantelli, Mons. Flavio Pace, Mons. Petar Rajič. Ma un’attenzione particolare è rivolta alla partecipazione del Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, Padre Joseph Farrell, presenza di grande rilievo per il valore universale che rappresenta.

La tradizione agostiniana, alla quale appartiene anche Papa Leone XIV, con la sua riflessione sulla ricerca interiore e sulla tensione del cuore verso Dio, si intreccia così con la spiritualità di San Charbel, creando un dialogo fecondo tra Oriente e Occidente, tra silenzio eremitico e vita comunitaria. È un segno di comunione ecclesiale che rafforza il significato dell’iniziativa.

Una Pasqua che parla alla città

Il messaggio che emerge da questa settimana è sintetizzato in una frase che ne racchiude il senso: “In un tempo di rumore e divisione, Roma riscopre il silenzio con San Charbel”. Non si tratta solo di una suggestione comunicativa, ma di una realtà vissuta da centinaia di fedeli che scelgono di fermarsi, pregare e prepararsi interiormente alla Resurrezione.

La Pasqua, al Santuario di San Salvatore in Lauro, non è dunque solo memoria liturgica ma esperienza concreta di rinascita. Le reliquie esposte, l’olio santo, le omelie dei prelati, la bellezza della liturgia e il raccoglimento dell’adorazione diventano segni tangibili di una fede che continua a generare speranza.

In una Roma spesso travolta dal turismo e dal frastuono, questa settimana rappresenta così una vera oasi spirituale. E forse proprio per questo, nella semplicità di un gesto antico come l’adorazione, si intravede la forza di una Chiesa che, pur attraversando le sfide del presente, continua a offrire un orizzonte di senso e di luce.

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