di Redazione

La Commissione europea si appresta a presentare l’Industrial Accelerator Act, un piano volto a rafforzare la base manifatturiera dell’Unione. Tra le misure chiave, l’introduzione di requisiti di contenuto locale per accedere agli incentivi pubblici

L’Unione europea prepara una stretta a sostegno della propria industria automobilistica, messa sotto pressione dalla concorrenza cinese e da una fase prolungata di difficoltà produttiva. Secondo una bozza dell’Industrial Accelerator Act visionata dal Financial Times e attesa per il 25 febbraio, Bruxelles intende legare l’accesso agli incentivi pubblici a stringenti requisiti di produzione interna.

Il provvedimento prevede che i veicoli elettrici – ma anche ibridi e modelli a celle a combustibile – possano beneficiare di sussidi statali o rientrare negli acquisti della pubblica amministrazione solo se assemblati nell’Unione europea e composti per almeno il 70% da componenti realizzati nei Paesi membri, calcolati in base al valore economico ed esclusa la batteria. Per quest’ultima, la proposta stabilisce comunque che alcune parti fondamentali debbano avere origine europea.

La soglia di contenuto locale rappresenterebbe una condizione vincolante per accedere ai fondi pubblici, segnando un cambio di passo nella politica industriale europea. L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia che mira a proteggere una base manifatturiera stimata in 2.600 miliardi di euro, anche attraverso criteri ambientali più stringenti negli appalti pubblici, con particolare attenzione alle emissioni di carbonio.

Misure analoghe sono previste anche per altri comparti strategici. Nel settore edilizio, ad esempio, almeno il 25% dei prodotti in alluminio e il 30% delle materie plastiche impiegate per finestre e porte dovranno essere fabbricati nell’Unione per poter accedere a sovvenzioni o contratti pubblici.

L’intervento arriva in un momento delicato per l’industria europea, che negli ultimi anni ha affrontato chiusure di stabilimenti e tagli occupazionali. Tra le cause principali, la pressione dei prodotti a basso costo provenienti dalla Cina, l’impennata dei prezzi dell’energia e gli investimenti richiesti per adeguarsi agli ambiziosi obiettivi climatici dell’Ue.

Non mancano tuttavia le criticità. Secondo alcuni rappresentanti del settore automobilistico, il requisito del 70% potrebbe risultare difficile da rispettare, soprattutto alla luce della forte dipendenza europea dalla Cina per la tecnologia delle batterie e per l’approvvigionamento di materie prime strategiche.

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