di Carlo Longo

Tra le critiche del ministro Nordio e le accuse di politicizzazione rivolte da Giorgia Meloni a una parte della magistratura, il capo dello Stato ha lanciato un appello al rispetto reciproco tra i poteri dello Stato

In un passaggio delicato per gli equilibri istituzionali, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha presieduto il plenum del Consiglio superiore della magistratura, intervenendo personalmente in una fase segnata da polemiche e tensioni crescenti. La sua presenza, fino all’ultimo incerta, è stata interpretata come un segnale preciso: richiamare tutte le istituzioni a un confronto più misurato.

Negli ultimi giorni lo scontro si è intensificato. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, riprendendo espressioni utilizzate in passato dal magistrato antimafia Nino Di Matteo, ha evocato l’idea di un «sistema para-mafioso» riferendosi all’organo di autogoverno della magistratura. Parole che hanno alimentato la polemica in una fase già segnata dalla campagna referendaria.

A rincarare il clima è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha accusato «una parte della magistratura politicizzata» di ostacolare l’azione della maggioranza, citando in particolare le politiche sull’immigrazione. Dichiarazioni che hanno portato il confronto tra politica e magistratura ai livelli più alti degli ultimi mesi.

In questo contesto, la scelta di Mattarella di recarsi a Palazzo dei Marescialli – sede del Csm – ha assunto un valore simbolico e sostanziale. Il Quirinale ha comunicato la decisione solo poche ore prima della seduta, sorprendendo sia i magistrati sia il mondo politico. Lo stesso capo dello Stato ha sottolineato come in undici anni di mandato non avesse mai presieduto una riunione ordinaria del plenum, spiegando che l’attuale situazione rendeva necessario ribadire «il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm».

Senza entrare nel merito delle polemiche né citare direttamente i protagonisti delle critiche, Mattarella ha parlato di «rispetto» dovuto all’istituzione, in particolare da parte delle altre componenti dello Stato. Un richiamo netto alla necessità di evitare che il confronto politico si trasformi in uno scontro tra poteri, con il rischio di incrinare l’equilibrio costituzionale.

Il presidente ha riconosciuto che il Csm, come ogni istituzione, può presentare «difetti, lacune, errori», così come possono sbagliare governo e Parlamento. Tuttavia, ha insistito sul principio del «rispetto vicendevole», da preservare «in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, nell’interesse della Repubblica».

Tra i punti all’ordine del giorno, anche la richiesta avanzata dal consigliere laico di Forza Italia Enrico Aimi di valutare eventuali profili disciplinari nelle dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Il magistrato aveva affermato che esponenti della criminalità organizzata e ambienti della massoneria deviata in Calabria sarebbero orientati a votare Sì al referendum. Successivamente, alcuni consiglieri togati hanno preso le distanze da quelle parole, precisando che «il Csm non deve essere trascinato nella contesa referendaria».

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