di Corinna Pindaro
L’Italia parteciperà come osservatore al Board of Peace di Trump su Gaza. Tajani richiama l’articolo 11 della Costituzione, opposizioni all’attacco. Via libera della Camera
L’Italia sarà presente a Washington alla prima riunione del Board of Peace, l’organismo promosso da Donald Trump per la gestione della crisi a Gaza e di altre aree di conflitto. Tuttavia Roma parteciperà esclusivamente come Paese osservatore.
È questo il punto centrale delle comunicazioni rese alla Camera dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha rivendicato la scelta come coerente con l’articolo 11 della Costituzione, il quale sancisce il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
Secondo Tajani, l’assenza dell’Italia da un tavolo dedicato alla pace nel Mediterraneo sarebbe stata politicamente incomprensibile e contraria allo spirito costituzionale.
Il piano Trump e il richiamo all’Onu
Nel suo intervento, il titolare della Farnesina ha sostenuto che non esistono alternative concrete al piano di pace promosso dall’amministrazione americana, richiamando il coinvolgimento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Tajani ha inoltre ribadito che in ogni contatto con Washington è stato sottolineato il rispetto dei principi costituzionali italiani e il necessario coinvolgimento del Parlamento.
Parallelamente, il ministro ha condannato ogni ipotesi di annessione della Cisgiordania da parte di Israele, riaffermando la posizione italiana a tutela del diritto internazionale.
Maggioranza compatta, opposizioni all’attacco
La scelta del governo ha acceso un duro confronto parlamentare.
Per la maggioranza, la partecipazione come osservatore rappresenta una soluzione equilibrata. Deputati di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno difeso la decisione, sostenendo che l’Italia non può isolarsi da un processo di pace che riguarda direttamente il Mediterraneo.
Di segno opposto le critiche delle opposizioni. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, +Europa e Alleanza Verdi e Sinistra hanno accusato l’esecutivo di subordinazione agli Stati Uniti e di voler aggirare i vincoli costituzionali attraverso la formula dell’osservatore.
Schlein: “Eludere la Costituzione è come violarla”
La segretaria del Pd Elly Schlein ha parlato di una scelta politica che rischierebbe di sostituire il diritto internazionale con la “legge del più forte”.
Secondo Schlein, la distinzione tra membro e osservatore non cambierebbe la sostanza della partecipazione italiana a un organismo considerato problematico sotto il profilo giuridico e politico.
La replica di Tajani e il voto finale
Nella replica conclusiva, Tajani ha respinto le accuse di subalternità agli Stati Uniti, rivendicando l’autonomia della politica estera italiana. Ha inoltre sottolineato l’assenza, nel dibattito parlamentare, di proposte alternative concrete al piano attualmente in discussione.
L’Aula della Camera ha quindi approvato la risoluzione di maggioranza con 183 voti favorevoli e 122 contrari, autorizzando la partecipazione italiana come osservatore alla riunione inaugurale del 19 febbraio e alle future attività del Board nei limiti del mandato internazionale.
Tensioni anche al Senato
Dopo il voto alla Camera, il confronto è proseguito in Commissione Esteri del Senato, dove le parole del ministro hanno acceso ulteriori polemiche con i gruppi di opposizione.
La decisione di partecipare al Board of Peace segna così un nuovo capitolo nel dibattito sulla collocazione internazionale dell’Italia e sul delicato equilibrio tra vincoli costituzionali, alleanze strategiche e ruolo nel Mediterraneo.
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