di Redazione
Nel giorno dell’avvio a Ginevra di un nuovo round di colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, Donald Trump lancia un monito a Teheran. La Guida Suprema Ali Khamenei risponde con dichiarazioni muscolari sul piano militare. Intanto il presidente americano definisce Cuba “una nazione fallita”
Tornano a salire i toni tra Washington e Teheran proprio mentre a Ginevra è in corso un nuovo ciclo di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran. A bordo dell’Air Force One, Donald Trump ha ribadito la propria linea: un’intesa è possibile, ma il mancato accordo comporterebbe conseguenze. “Parteciperò indirettamente ai colloqui”, ha dichiarato il presidente ai giornalisti, lasciando intendere che la Casa Bianca seguirà da vicino l’evoluzione delle trattative. Trump si è detto convinto che l’Iran sia interessato a trovare un’intesa e ha aggiunto che Teheran sarebbe consapevole dei rischi di un fallimento negoziale.
Le parole del presidente americano hanno ricevuto una risposta altrettanto netta da parte della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei. In un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, il leader ha messo in guardia Washington, sostenendo che la superiorità militare rivendicata dagli Stati Uniti non garantirebbe immunità da eventuali ritorsioni.
Khamenei ha fatto riferimento alla presenza navale americana nel Golfo, osservando che una portaerei rappresenta certamente uno strumento militare potente, ma che esistono armamenti in grado di neutralizzarla. Ha inoltre sottolineato come, a suo dire, gli Stati Uniti non siano riusciti in quasi mezzo secolo a rovesciare la Repubblica Islamica, affermando che non vi riusciranno nemmeno in futuro.
Sul nodo del nucleare, la Guida Suprema ha criticato l’idea di fissare in anticipo l’esito dei negoziati, respingendo qualsiasi condizione che implichi la rinuncia dell’Iran al proprio programma energetico. Secondo Khamenei, pretendere un risultato già definito equivarrebbe a svuotare di significato il confronto diplomatico.
Parallelamente, Trump ha affrontato anche il tema di Cuba, definendo l’isola “una nazione fallita” alla luce della crisi economica e delle gravi carenze energetiche che stanno colpendo il Paese. Il presidente ha tuttavia escluso l’ipotesi di un’operazione di cambio di regime, affermando di non ritenere necessario un intervento diretto contro il governo dell’Avana. Cuba attraversa una fase di forte instabilità, aggravata da blackout e scarsità di carburante, mentre Washington mantiene e rafforza l’embargo in vigore da decenni, invitando anche altri Paesi a limitare le forniture energetiche all’isola. Lo stesso Trump ha riconosciuto che la situazione rappresenta una minaccia sul piano umanitario.
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