di Carlo Longo
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato l’arrivo del decreto bollette in Consiglio dei ministri la prossima settimana
Il decreto bollette approderà in Consiglio dei ministri la prossima settimana. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo a Roma a margine del convegno “Beyond Climate – Tecnologie trasformative per la sicurezza ambientale nell’era dei cambiamenti climatici”. Dopo una lunga fase di rinvii, il testo è ora atteso al vaglio del governo.
L’intervento arriva in una fase di rinnovata instabilità dei mercati energetici. Nelle ultime settimane il prezzo del gas ha registrato oscillazioni significative, passando da circa 40 euro a poco più di 31-32 euro per megawattora. Una volatilità che, secondo il ministro, riflette l’assenza di stabilità strutturale del mercato e finisce per ripercuotersi direttamente sulle bollette di famiglie e imprese.
Le prime indiscrezioni indicano che il decreto potrebbe mobilitare risorse comprese tra 2,5 e 3 miliardi di euro. L’obiettivo è contenere i costi di elettricità e gas, con un’attenzione particolare alle famiglie a basso reddito e al sistema produttivo. Tra le misure più attese figura il rafforzamento del bonus sociale, destinato ai nuclei più vulnerabili.
Nel suo intervento, Pichetto ha sottolineato anche la necessità di un maggiore coordinamento a livello europeo in materia energetica, evidenziando come i diversi Stati membri si muovano ancora su “binari” differenti quanto a prezzi e strategie. Una recente analisi dell’Household Energy Price Index (Hepi), elaborata da Energie-Control Austria, Mekh e VaasaEtt, colloca l’Italia all’ottavo posto in Europa per costo nominale dell’energia elettrica e al quinto per il gas, confermando un quadro di forte disparità tra Paesi.
Sul piano tecnico, il governo avrebbe accantonato ipotesi come lo spalma-incentivi o la cartolarizzazione degli oneri generali di sistema, ritenute potenzialmente impattanti sul debito pubblico. La strategia si concentrerebbe invece sulla riduzione del costo del gas utilizzato per la produzione elettrica, intervenendo sul meccanismo del prezzo marginale che lega il costo dell’energia all’impianto più oneroso necessario a soddisfare la domanda.
Tra i punti allo studio figura la riduzione del differenziale tra il Ttf, indice europeo di riferimento per il gas, e il Psv, il prezzo della Borsa italiana. In teoria, il divario dovrebbe riflettere principalmente i costi di trasporto dall’hub di Amsterdam all’Italia, stimati intorno ai 3 euro per megawattora.
Un altro intervento valutato riguarda lo spostamento di alcuni oneri oggi applicati al gas impiegato dalle centrali termoelettriche sulla bolletta elettrica. Le coperture potrebbero arrivare dalla vendita di circa 2 miliardi di metri cubi di gas detenuti da Snam e Gse, con una quota destinata alle piccole e medie imprese, oltre a una parte dei proventi delle aste Ets sulle emissioni di CO₂. Resta però il nodo della compatibilità con le regole europee in materia di aiuti di Stato e concorrenza.
Il decreto dovrebbe inoltre rafforzare il meccanismo della “gas release”, che consente di autorizzare l’estrazione di riserve nazionali – soprattutto nell’Adriatico – a condizione che i volumi aggiuntivi vengano ceduti a prezzi calmierati alle imprese energivore.
Tra le misure in esame figura anche il cosiddetto disaccoppiamento, inteso come un’estensione degli strumenti che favoriscono i Power Purchase Agreement (Ppa), ovvero contratti a lungo termine tra produttori di energia rinnovabile e imprese, sostenuti da garanzie pubbliche per facilitare l’incontro tra domanda e offerta.
Non mancano le critiche. Il Codacons ha avvertito che il provvedimento rischia di tradursi in un intervento temporaneo, capace di alleggerire le bollette solo nell’immediato senza incidere sulle cause strutturali del caro-energia.
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