di Emilia Morelli
Il Consiglio dei ministri approva il ddl Migranti: tornano il blocco navale, i centri in Albania e nuove regole su asilo, Cpr e accoglienza
Il governo accelera sul controllo dei flussi migratori e punta a rendere più rigide le regole di ingresso e permanenza sul territorio nazionale. Con il nuovo disegno di legge Migranti, approvato dal Consiglio dei ministri, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni intende ridurre gli arrivi via mare, rilanciare i centri in Albania e rendere più rapide le espulsioni degli stranieri irregolari o responsabili di reati.
Il provvedimento recepisce anche le recenti modifiche europee sui Paesi sicuri e il Patto Ue su asilo e immigrazione. «I confini dell’Italia coincidono con quelli dell’Europa e vanno difesi», ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sintetizzando la filosofia del ddl.
I centri in Albania tornano centrali
Uno dei cardini del nuovo pacchetto è la riattivazione dei centri in Albania per i richiedenti asilo. Le strutture, finora utilizzate quasi esclusivamente per migranti già espulsi in attesa di rimpatrio, dovrebbero tornare a ospitare persone intercettate in mare e trasferite in Paesi terzi considerati sicuri, in linea con i nuovi regolamenti europei.
Per l’esecutivo, si tratta di uno strumento decisivo per alleggerire la pressione sul sistema di accoglienza italiano.
Il ritorno del blocco navale
Il disegno di legge introduce nuovamente la possibilità del blocco navale. Su decisione del governo, l’accesso alle acque territoriali potrà essere vietato fino a 30 giorni, prorogabili fino a sei mesi, alle navi ritenute una minaccia per la sicurezza nazionale.
I criteri previsti includono il rischio di infiltrazioni terroristiche, una pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie internazionali e grandi eventi che richiedano misure di sicurezza straordinarie. Le imbarcazioni che non rispettano il divieto rischiano sanzioni fino a 50mila euro, con responsabilità estesa ad armatore, proprietario e utilizzatore della nave. In caso di recidiva, è previsto prima il sequestro e poi la confisca.
Asilo e ricorsi: tempi più rapidi e meno tutele
Sul fronte della protezione internazionale, il ddl limita i motivi di ricorso contro il diniego della domanda di asilo. In linea con il Patto europeo, il richiedente potrà impugnare solo per vizi di legittimità. Nel frattempo, il ricorso non sospenderà automaticamente il rimpatrio né il trasferimento in un Paese terzo sicuro.
Il testo introduce inoltre la cosiddetta “decisione unica”: in caso di rigetto della domanda, si potrà disporre contestualmente l’espulsione e il trattenimento, accelerando l’intera procedura.
Nuove regole per i Cpr
Il ddl interviene anche sui Centri di permanenza per il rimpatrio. Viene ribadita la garanzia dei diritti fondamentali e della dignità della persona, ma con una regolamentazione più stringente di accessi, visite e modalità di gestione, sotto la supervisione dei prefetti.
Il ministero dell’Interno dovrà emanare linee guida per uniformare le caratteristiche strutturali dei Cpr su tutto il territorio nazionale. Sono vietate riprese audio e video non autorizzate e viene fortemente limitato l’uso dei telefoni cellulari da parte dei migranti trattenuti, consentito solo in orari e spazi specificamente autorizzati.
Cambia il sistema di accoglienza
Il provvedimento adegua l’ordinamento italiano alla direttiva europea Accoglienza, rivedendo l’organizzazione del sistema nazionale e le condizioni materiali riconosciute ai richiedenti asilo. L’assistenza potrà essere garantita anche tramite sussidi economici, buoni o servizi in natura.
Una novità rilevante è la possibilità di assegnare il richiedente asilo a una specifica area geografica, con limiti agli spostamenti e obblighi di autorizzazione per allontanamenti temporanei.
Una linea destinata a far discutere
Con il ddl Migranti, il governo sceglie una strategia di forte irrigidimento delle politiche migratorie, puntando su sicurezza, rapidità delle procedure e deterrenza. Un impianto che promette di alimentare il confronto politico e giuridico, soprattutto sul rispetto dei diritti fondamentali e sulla compatibilità delle nuove norme con il diritto europeo.
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