di Emilia Morelli

 Nasce il fronte degli “amici della competitività” voluto da Meloni e Merz. Mercosur, Buy European e difesa dividono Roma, Berlino e Parigi

meloni merzL’idea prende forma lontano dai tavoli ufficiali di Bruxelles. Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno promosso un nuovo formato informale di coordinamento tra Stati membri, ribattezzato dalla premier italiana “amici della competitività”. L’obiettivo è superare l’immobilismo decisionale dell’Unione europea, riunendo un gruppo ristretto di Paesi prima dei Consigli europei, a partire da quello in agenda giovedì.

Il premier belga Bart De Wever, padrone di casa del vertice, ha aderito subito all’iniziativa. Secondo fonti diplomatiche, anche alcuni Paesi scandinavi e baltici starebbero valutando un coinvolgimento. Alla riunione parteciperà anche Emmanuel Macron, seppur con più di una riserva.

Non un direttorio, ma una spinta politica

Roma e Berlino respingono l’idea di aver costruito un nuovo asse alternativo a quello franco-tedesco, pur ammettendo la volontà di esercitare una funzione di stimolo. Il modello è quello di una cooperazione pragmatica, già sperimentata con il documento congiunto sull’automotive, l’incontro bilaterale di Roma e il paper condiviso sulla competitività.

L’intento è chiaro: portare a Bruxelles un’agenda più incisiva su rilancio industriale, contrasto alla deindustrializzazione e riduzione degli oneri burocratici. Dalla cancelleria tedesca trapela una crescente insofferenza per la lentezza della Commissione europea, accompagnata da una delusione esplicita verso Macron, in particolare per il suo no all’accordo commerciale con il Mercosur.

Mercosur e dazi: la frattura con Parigi

L’intesa tra Unione europea e Paesi sudamericani resta uno dei principali terreni di scontro. Italia e Germania spingono per un’applicazione rapida dell’accordo, nonostante il rinvio alla Corte di giustizia Ue. Secondo una fonte diplomatica, le resistenze francesi sarebbero destinate a cadere, anche alla luce dell’instabilità commerciale globale.

Le minacce di dazi da parte di Donald Trump, osservano Roma e Berlino, impongono all’Europa di individuare in tempi rapidi nuovi mercati di sbocco per le proprie imprese.

Buy European: un altro nodo divisivo

Il secondo grande punto di attrito riguarda il principio del “Buy European”. L’Eliseo spinge per una sua applicazione ampia e vincolante, mentre Italia e Germania preferiscono un approccio più flessibile, limitato ai settori strategici o basato su sistemi di quote.

Secondo fonti vicine al dossier, l’industria europea non sarebbe ancora in grado di sostenere una domanda legata all’aumento della spesa per la difesa fino al 5% del Pil, senza ricorrere a fornitori extra-Ue. Da qui la cautela di Roma e Berlino nel trasformare il principio in una regola rigida.

Le tensioni sul metodo e il ruolo di Macron

La frizione non è solo sui contenuti, ma anche sul metodo. Macron ha confermato la propria partecipazione al pre-vertice solo all’ultimo momento, dopo aver lasciato intendere una possibile assenza. A Parigi non è piaciuto vedere l’asse Roma-Berlino strutturarsi attorno al tema della competitività prima con un documento politico e poi con un incontro preparatorio che, di fatto, riduceva il margine di manovra dell’Eliseo.

Il timore francese è che questo nuovo formato finisca per dettare l’agenda europea, costringendo Parigi a inseguire.

Difesa europea e il nodo FCAS

Macron continua a puntare su una linea di forte protezione del “made in Europe”, convinto che la risposta al protezionismo americano debba essere una strategia industriale europea fondata sulla spesa pubblica. È il mandato affidato al commissario europeo Stéphane Séjourné, chiamato a portare avanti l’Industrial Accelerator Act, più volte rinviato per le divisioni tra Stati membri.

Ma la frattura più profonda tra Parigi e Berlino riguarda il dossier simbolo della cooperazione militare: il Future Combat Air System. Il progetto del caccia di nuova generazione, secondo fonti citate da Politico, sarebbe ormai compromesso, anche a causa delle richieste del costruttore francese Dassault Aviation. A Berlino cresce l’irritazione e c’è chi parla apertamente di un programma “già morto”.

Per Macron, a poco più di un anno dalla fine del mandato, il fallimento dell’FCAS rappresenterebbe una sconfitta politica pesante: uno dei pochi simboli concreti di quella difesa europea che l’Eliseo rivendica da tempo.

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