di Redazione

Il verdetto, arrivato al termine di un processo molto seguito a livello internazionale, è considerato uno dei casi più emblematici della progressiva riduzione delle libertà civili e dell’autonomia di Hong Kong sotto il controllo cinese

Jimmy Lai, 78 anni, uno dei più noti oppositori del governo di Pechino a Hong Kong, è stato condannato a vent’anni di carcere al termine di un processo che da anni attira l’attenzione di governi e organizzazioni per i diritti umani. Lai si trova in detenzione dal dicembre 2020 e la sua colpevolezza era stata stabilita già a dicembre; mancava soltanto la definizione della pena, ora formalizzata.

Secondo l’accusa, Lai avrebbe cospirato con potenze straniere contro la Cina, sollecitando Stati Uniti e Regno Unito a imporre sanzioni a Pechino. Tra gli elementi contestati pesa anche il suo ruolo nel sostenere e contribuire all’organizzazione delle grandi proteste pro democrazia del 2019. Lai, che possiede anche la cittadinanza britannica, ha sempre respinto ogni addebito, proclamandosi innocente.

Nel determinare la condanna, il tribunale non ha considerato le condizioni di salute dell’imputato. Lai soffre di diabete e, secondo quanto denunciato dai familiari, durante i lunghi periodi di detenzione in isolamento avrebbe avuto problemi cardiaci senza poter accedere a visite mediche indipendenti.

Ai fini del calcolo della pena sono stati sottratti due anni già trascorsi in carcere, ma ciò significa comunque che Lai potrebbe tornare in libertà soltanto a 96 anni. In teoria, una riduzione per buona condotta — prassi che può abbreviare la pena di circa un terzo — potrebbe anticiparne l’uscita, ma non vi sono certezze in tal senso.

La condanna inflitta a Lai rappresenta finora la pena più severa applicata per questo tipo di reati sulla base della legge sulla sicurezza nazionale entrata in vigore nel 2020. La normativa, voluta da Pechino, è stata fin dall’inizio interpretata come uno strumento per rafforzare il controllo sulla città e limitare drasticamente il dissenso politico.

A livello internazionale, Jimmy Lai è diventato il volto della resistenza contro la progressiva compressione delle libertà civili a Hong Kong dopo il ritorno dell’ex colonia sotto sovranità cinese nel 1997. Nel 1995 fondò Apple Daily, quotidiano indipendente che negli anni è diventato uno dei principali punti di riferimento del movimento democratico. Il giornale sostenne apertamente le proteste del 2014 e soprattutto quelle del 2019, fino alla chiusura forzata nel 2021.

Il futuro di Lai potrebbe dipendere anche dagli equilibri diplomatici. È noto il suo sostegno a Donald Trump, che in passato aveva promesso di impegnarsi per ottenerne la liberazione. Resta però incerto se la Cina sia disposta a includere il suo caso nei negoziati con Washington, oggi concentrati soprattutto su questioni commerciali e sui dazi. Funzionari statunitensi hanno confermato che Trump ha sollevato la questione con il presidente cinese Xi Jinping durante un incontro avvenuto in Corea del Sud lo scorso ottobre, ma senza risultati immediati.

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