di Ennio Bassi

Dal 5 febbraio la Russia non si considera più vincolata dal trattato New Start, l’ultimo accordo che limitava gli arsenali nucleari di Mosca e Washington. Tra richiami alla responsabilità, timori di una nuova corsa agli armamenti e appelli internazionali al disarmo, si chiude una stagione durata oltre mezzo secolo

Il 5 febbraio segna la scadenza ufficiale del New Start, l’ultimo trattato sul controllo delle armi nucleari rimasto in vigore tra Stati Uniti e Russia. Mosca ha chiarito di non ritenersi più vincolata dagli obblighi dell’accordo: “Consideriamo le parti del trattato non più soggette ad alcun impegno o dichiarazione simmetrica”, ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota ufficiale. Con la sua scadenza, viene meno l’ultimo quadro giuridico che limitava e regolava i due maggiori arsenali nucleari del pianeta.

Le rassicurazioni del Cremlino

Nonostante la fine formale dell’accordo, il presidente russo Vladimir Putin ha assicurato che la Russia continuerà ad agire in modo “ponderato e responsabile”. Il messaggio è stato trasmesso al presidente cinese Xi Jinping, come riferito dal consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov. Una posizione che punta a ridurre i timori internazionali, pur nel contesto di un progressivo smantellamento dei meccanismi di controllo e trasparenza costruiti negli ultimi decenni.

Accenti ben più allarmati erano arrivati nei giorni precedenti dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, secondo cui la scadenza del New Start apre una fase inedita e più rischiosa: per la prima volta, Russia e Stati Uniti – che insieme detengono la maggioranza delle armi nucleari mondiali – si trovano senza un documento di riferimento per limitare e verificare i rispettivi arsenali.

Il punto di vista degli Stati Uniti e il nodo Cina

Da Washington, la posizione è stata ribadita dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha sottolineato come qualsiasi futuro accordo sul controllo degli armamenti debba includere anche la Cina. Una richiesta già avanzata in passato da Donald Trump e motivata dalla rapida crescita dell’arsenale nucleare di Pechino. La Cina, dal canto suo, continua a respingere l’ipotesi di negoziati finché non avrà raggiunto una parità strategica con gli Stati Uniti.

L’appello del Papa

Un richiamo forte al disarmo è arrivato anche dal Vaticano. Papa Leone ha ricordato come il New Start, firmato nel 2010, abbia rappresentato “un passo significativo nel contenere la proliferazione delle armi nucleari”, invitando la comunità internazionale a non lasciare cadere questo strumento senza cercare un seguito concreto. Il Pontefice ha messo in guardia dal rischio di una nuova corsa agli armamenti e ha esortato a superare la logica della paura e della diffidenza in favore di un’etica condivisa orientata al bene comune.

Cos’era il New Start e cosa si perde

Il New Start, firmato a Praga l’8 aprile 2010 da Barack Obama e Dmitry Medvedev ed esteso nel 2021, fissava un tetto di 1.550 testate nucleari e 700 vettori strategici per ciascuna parte, oltre a prevedere ispezioni reciproche, scambio di dati e notifiche per ridurre i rischi. Con la sua scadenza si chiude simbolicamente un’era iniziata nel 1972 con il trattato Abm e proseguita attraverso decenni di negoziati bilaterali sul controllo degli armamenti.

Le analisi degli esperti

Secondo Matt Korda, direttore del Nuclear Information Project della Federazione degli scienziati americani, la fine del New Start è il riflesso di una crisi più ampia del sistema di controllo degli armamenti, segnata da sfiducia e disinteresse reciproco. James Acton, del Carnegie Endowment for International Peace, parla apertamente della soglia di una nuova corsa agli armamenti, mentre Pavel Podvig sottolinea che il vero valore del trattato non stava solo nei limiti numerici, ma nell’intero sistema di trasparenza e verifiche.

Rose Gottemoeller, ex capo negoziatrice statunitense del New Start, ha sostenuto che un’estensione, anche breve, avrebbe potuto giovare soprattutto agli Stati Uniti, oggi potenzialmente in una posizione più debole rispetto alla capacità russa di aumentare il numero di testate.

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