di Ennio Bassi

Le Nazioni Unite esprimono forte preoccupazione per il peggioramento della situazione umanitaria a Cuba, aggravata dalle pressioni statunitensi sulle forniture di petrolio

La situazione umanitaria a Cuba rischia di precipitare ulteriormente a causa delle restrizioni sull’approvvigionamento energetico. A lanciare l’allarme è stato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che ha espresso una “estrema preoccupazione” per le condizioni dell’isola, avvertendo che il protrarsi delle pressioni statunitensi potrebbe spingere il Paese verso un vero e proprio collasso.

A riferirlo è stato il portavoce dell’Onu, Stéphane Dujarric, richiamando un recente decreto statunitense che prevede l’imposizione di dazi contro i Paesi che continuano a fornire petrolio a Cuba, dopo il venir meno delle forniture dal Venezuela. Washington giustifica la misura invocando una “minaccia eccezionale” alla propria sicurezza nazionale. L’Avana, invece, accusa l’amministrazione di Donald Trump di voler strangolare deliberatamente l’economia cubana, già duramente colpita da una crisi energetica cronica, blackout frequenti e una grave scarsità di carburante.

Trump ha fatto riferimento a contatti in corso e alla possibilità di un’intesa, ma le autorità cubane hanno ridimensionato queste dichiarazioni, parlando di semplici scambi informali e negando l’esistenza di un dialogo strutturato.

Il quadro si è ulteriormente aggravato con un vasto blackout che ha interessato la parte orientale dell’isola, lasciando senza elettricità intere province. Un guasto a una sottostazione ad alta tensione di Holguín ha causato l’interruzione del sistema elettrico nella regione, colpendo in modo totale le province di Granma, Santiago de Cuba e Guantánamo, e parzialmente quella di Holguín. L’episodio ha evidenziato ancora una volta la fragilità della rete elettrica nazionale, già sottoposta a forti stress.

In questo contesto, il Messico è emerso come uno dei principali fornitori di energia per l’isola. La compagnia statale Petróleos Mexicanos (Pemex) ha confermato di aver venduto a Cuba petrolio e derivati per un valore di 496 milioni di dollari nel corso del 2025, precisando che si tratta di un rapporto commerciale regolato da un contratto in vigore dal 2023. Le forniture verso l’Avana rappresentano circa il 3,3 per cento delle esportazioni totali di greggio del Messico e meno dell’1 per cento della produzione nazionale. Pemex ha inoltre smentito l’ipotesi di aiuti gratuiti, sottolineando che il governo cubano sta regolarmente pagando le forniture, fondamentali per attenuare la crisi energetica.

Sul piano politico, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha attaccato duramente l’embargo statunitense, definendolo una “guerra economica genocida”. In occasione dell’anniversario della firma del provvedimento che istituì il blocco nel 1962, Díaz-Canel ha accusato le successive amministrazioni statunitensi di aver trasformato l’embargo in uno strumento di pressione estrema. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha parlato di un tentativo disumano di coinvolgere la comunità internazionale in una strategia che priva la popolazione cubana di risorse essenziali.

Dagli Stati Uniti, l’ambasciata americana all’Avana ha diffuso un’allerta sulla crescente instabilità del sistema elettrico cubano, segnalando blackout quotidiani in molte aree del Paese, inclusa la capitale. Secondo la rappresentanza diplomatica, le interruzioni di corrente stanno compromettendo servizi fondamentali come l’approvvigionamento idrico, le comunicazioni, i trasporti e il funzionamento di ospedali e strutture ricettive, spesso costrette a fare affidamento su generatori in un contesto di forte carenza di carburante.

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