di Emilia Morelli
Dopo la pubblicazione degli Epstein Files, Peter Mandelson lascia la Camera dei Lord mentre Bill e Hillary Clinton accettano di testimoniare davanti al Congresso Usa
Le nuove rivelazioni contenute negli Epstein Files producono i primi effetti politici concreti nel Regno Unito. Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti e figura storica del New Labour, ha annunciato l’uscita dalla Camera dei Lord, con effetto immediato. La decisione arriva dopo la pubblicazione di documenti che fanno emergere un rapporto stretto e controverso con Jeffrey Epstein, morto suicida nel 2019 nel carcere di New York.
Secondo quanto trapela, Mandelson rischierebbe anche l’apertura di un’indagine da parte delle autorità britanniche per la possibile trasmissione di informazioni riservate a Epstein, circostanza che avrebbe aggravato la sua posizione istituzionale.
Le accuse: informazioni riservate passate a Epstein
I documenti resi pubblici collocano i fatti tra il 2009 e il 2010, periodo in cui Mandelson ricopriva l’incarico di ministro del Commercio nel governo guidato da Gordon Brown. In base ai file, l’esponente laburista avrebbe condiviso con Epstein notizie sensibili sull’azione dell’esecutivo, anticipando decisioni economiche destinate a restare confinate all’interno del Consiglio dei ministri.
Tra le informazioni citate figurano misure sui bonus dei banchieri e dettagli su un imponente piano europeo di salvataggio del sistema bancario, dal valore stimato di centinaia di miliardi di euro. Condotte che, se confermate, configurerebbero una violazione grave degli standard di comportamento ministeriale.
L’imbarazzo del governo Starmer
Il caso ha messo in difficoltà anche l’attuale primo ministro britannico Keir Starmer, che avrebbe espresso forte disappunto per quanto emerso. Secondo fonti politiche, l’uscita di Mandelson dalla Camera dei Lord sarebbe stata ormai inevitabile, anche alla luce delle valutazioni interne sull’opportunità di un suo allontanamento forzato.
Gli Stati Uniti: i Clinton davanti al Congresso
Mentre Londra affronta le conseguenze politiche del caso, negli Stati Uniti l’attenzione si sposta sui vertici dell’establishment democratico. Bill Clinton e Hillary Clinton hanno accettato di testimoniare davanti alla commissione di vigilanza della Camera dei Rappresentanti.
L’annuncio è arrivato dallo staff dell’ex presidente e rappresenta una svolta significativa: sarà infatti la prima volta, dai tempi di Gerald Ford negli anni Ottanta, che un ex capo della Casa Bianca comparirà davanti a una commissione parlamentare.
Una decisione legata alla pubblicazione degli Epstein Files
La scelta dei Clinton arriva dopo l’approvazione dell’Epstein Files Transparency Act, la normativa che ha consentito la diffusione della documentazione non coperta da segreto di Stato sul caso Epstein. Inizialmente restii a collaborare, i due ex leader hanno cambiato posizione quando il Congresso si apprestava a votare risoluzioni che li avrebbero potenzialmente accusati di oltraggio.
Bill Clinton è noto per aver frequentato Epstein tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, anche se entrambi i coniugi hanno sempre dichiarato di non essere stati a conoscenza dei crimini del finanziere.
Pressioni bipartisan e nuove audizioni
La richiesta di audizioni non proviene più soltanto dai repubblicani. Con la pubblicazione dei file, anche settori del Partito Democratico hanno iniziato a sostenere la necessità di un chiarimento pubblico. Le deposizioni, la cui data non è ancora stata fissata, potrebbero aprire una nuova fase politica e giudiziaria negli Stati Uniti, ampliando ulteriormente l’impatto del caso Epstein su entrambe le sponde dell’Atlantico.
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