di Mario Tosetti

L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone difende il ruolo centrale della Nato e boccia l’idea di un esercito europeo. Priorità alla deterrenza contro la Russia e al rafforzamento della cooperazione con gli Usa

cavo dragonePer Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato ed ex capo di Stato maggiore della Difesa italiana, l’Europa non ha bisogno di un proprio esercito. Secondo l’ammiraglio, l’Alleanza Atlantica dispone già degli strumenti necessari per affrontare le crisi attuali e future, a patto di saper evolvere e adattarsi ai cambiamenti geopolitici.

In un’intervista, Cavo Dragone invita a spostare il dibattito dall’idea di una forza armata europea autonoma verso nuove forme di cooperazione militare tra Europa e Stati Uniti, ritenute più efficaci e realistiche.

Il rapporto con Washington e il ruolo degli Stati Uniti

Alle osservazioni su una presunta stanchezza americana nel sostenere il peso della difesa comune, l’ammiraglio risponde negando l’esistenza di una crisi strutturale. Riflettere sul ruolo dell’Alleanza, sottolinea, è parte del suo Dna da oltre settant’anni.

Secondo Cavo Dragone, i valori fondanti della Nato – sicurezza collettiva, difesa della libertà e della democrazia – restano intatti. Le tensioni e le dichiarazioni più dure vanno lette con prudenza, lasciando che il confronto politico si assesti. Dal suo punto di vista, l’Alleanza esce rafforzata e più compatta anche dagli ultimi momenti di stress.

La Russia come principale minaccia strategica

Al centro della strategia Nato rimane la Russia. La guerra iniziata nel 2022 ha confermato, secondo l’ammiraglio, la natura della minaccia e la necessità di mantenere una deterrenza credibile e costante.

Gli Stati Uniti, osserva Cavo Dragone, hanno dato una forte scossa agli alleati europei chiedendo una distribuzione più equa dei costi della difesa. Una richiesta che giudica legittima e che ha prodotto risultati concreti, come dimostrato dagli impegni assunti dai Paesi europei per aumentare la spesa militare e assumere maggiori responsabilità operative.

Groenlandia e Artico, un fronte sempre più strategico

Le recenti tensioni diplomatiche tra Stati Uniti e Danimarca non hanno mai fatto temere uno scontro armato tra alleati, chiarisce l’ammiraglio. La questione è stata lasciata al livello politico, mentre il Comitato militare della Nato si è concentrato su un tema ritenuto cruciale: l’Artico.

Secondo Cavo Dragone, l’area sta acquisendo un’importanza crescente a causa dello scioglimento dei ghiacci, che apre nuove rotte commerciali e rende accessibili risorse naturali finora inaccessibili. Un contesto in cui la Russia ha intensificato la propria presenza, riattivando basi militari e testando nuovi sistemi d’arma.

Russia e Cina nell’Artico

Nel nuovo scenario artico, Mosca non agisce da sola. L’ammiraglio sottolinea come la Cina, pur non essendo una nazione artica, operi sempre più spesso in coordinamento con la Russia, definendosi ormai una potenza “quasi artica”.

Dei Paesi che si affacciano sull’Artico, sette fanno parte della Nato, mentre l’ottavo è proprio la Russia. Un equilibrio che spinge l’Alleanza a valutare un rafforzamento delle attività nell’area, con maggiori investimenti in addestramento e equipaggiamenti adatti ai climi estremi.

Perché l’esercito europeo non convince

Sul progetto di un esercito europeo, Cavo Dragone mantiene una posizione netta. Non ne condivide l’impostazione e ribadisce la centralità della Nato, soprattutto per il contributo determinante delle forze armate statunitensi.

Pur ammettendo che in futuro potrebbero esserci riorientamenti parziali della presenza americana, l’ammiraglio ritiene che l’Alleanza saprà adattarsi senza perdere efficacia. Anche le critiche rivolte all’Europa da Donald Trump non mettono in discussione, a suo avviso, la validità della Nato, che lo stesso ex presidente americano ha più volte riconosciuto in altri contesti internazionali.

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