di Redazione
Rai 1 manda in onda una miniserie in due serate, diretta da Michele Soavi, che racconta i 90 giorni decisivi prima della cattura. Un cast d’eccezione, tra fiction civile e tensione investigativa
Il 3 e il 4 febbraio, in prima serata su Rai 1, va in onda “L’Invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro”, una miniserie in due puntate diretta da Michele Soavi e prodotta da CamFilm con Rai Fiction. Il racconto si concentra sugli ultimi tre mesi che hanno preceduto l’arresto del boss mafioso più ricercato d’Italia, avvenuto il 16 gennaio 2023 alla clinica “La Maddalena” di Palermo dopo quasi trent’anni di latitanza.
Protagonista della fiction è Lino Guanciale nei panni di Lucio Gambera, colonnello dei Carabinieri ispirato alla figura reale di Lucio Arcidiacono, l’uomo a capo delle indagini decisive del Ros. Al suo fianco, in un cast sorprendente, ci sono anche la cantautrice Levante (al suo debutto come attrice) nel ruolo della moglie Maria, e Leo Gassmann, che interpreta Rem, giovane esperto di intercettazioni e membro della squadra investigativa. A interpretare il boss, soprannominato “Iddu” o “U siccu”, è Ninni Bruschetta.
La serie ripercorre la cosiddetta “Operazione Tramonto”, una corsa contro il tempo durata 90 giorni, in cui una squadra ristretta e affiatata lavora giorno e notte per localizzare e catturare Messina Denaro, protetto da una fitta rete di complici e da un silenzio omertoso radicato nel territorio.
Durante la presentazione alla sede Rai di via Alessandro Severo, la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati ha definito la serie come “un racconto civile che mostra la forza dello Stato”, sottolineando come la fiction si distacchi dalla narrazione classica “di mafia” per concentrarsi sul punto di vista delle istituzioni che combattono il crimine.
Lino Guanciale ha parlato dell’importanza di interpretare un personaggio ispirato a una figura reale, lodando il lavoro degli uomini dell’Arma che hanno fornito consulenza sul set: «Abbiamo raccontato persone che ogni giorno mettono a rischio la propria vita. Non volevamo fare retorica, ma mostrare la loro umanità. È stato un grande onore». Paragonato al suo Ricciardi – il commissario protagonista dell’omonima serie di successo – Guanciale ha chiarito: «Sono due esperienze molto diverse, ma entrambe incarnano un forte senso etico e morale. Con la differenza che Gambera è un uomo reale».
Levante ha raccontato la sua prima esperienza sul set: «Quando Pietro Valsecchi mi ha proposto il ruolo, ho detto subito sì. Ricordo bene il giorno in cui arrestarono Messina Denaro, fu un momento molto emozionante. Interpretare Maria, la moglie del colonnello, è stato un viaggio intenso: rappresenta la forza emotiva, il centro affettivo di un uomo chiamato ogni giorno a rischiare tutto». L’artista ha anche ammesso che le piacerebbe tornare a recitare, «ma solo dopo essermi preparata a dovere».
Leo Gassmann, reduce dalla fiction Califano e in gara a Sanremo come Levante, ha raccontato con entusiasmo la sua esperienza sul set: «Rem è ispirato a una persona vera. Ho imparato moltissimo, anche grazie al rigore di Soavi. Un giorno ho preso in mano una pistola di scena in modo sbagliato e lui mi ha subito corretto: ‘Così ti spari su un piede!’».
L’ideatore della serie, Pietro Valsecchi, ha spiegato la scelta narrativa: «Volevamo raccontare la squadra, il lavoro incessante e silenzioso che ha portato alla cattura. Quando è stato arrestato, Messina Denaro era incredulo: pensava che qualcuno l’avesse tradito. In realtà, a smascherarlo è stata un’attività investigativa intensa e brillante, condotta con determinazione e coraggio».
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