di Mario Tosetti

La Svizzera autorizza l’invio di investigatori italiani per l’inchiesta sull’incendio di Crans-Montana. Possibile una squadra investigativa comune tra Procura di Roma e autorità vallesane

crans montanaArriva il via libera ufficiale della Svizzera alla partecipazione delle autorità italiane alle indagini sull’incendio di Crans-Montana. Il Ministero pubblico del Cantone del Vallese ha comunicato all’Ufficio federale di giustizia (Ufg), che funge da autorità centrale per l’assistenza giudiziaria internazionale, che entro la fine della settimana darà seguito alla richiesta presentata dall’Italia.

Questo passaggio consentirà l’arrivo, già entro il fine settimana, di squadre investigative italiane a supporto dei magistrati svizzeri impegnati nell’inchiesta sul rogo che ha causato 40 vittime.

La possibilità di una squadra investigativa comune

Secondo quanto chiarito dall’Ufficio federale di giustizia elvetico, le autorità di perseguimento penale dei due Paesi potranno anche costituire una squadra investigativa comune, uno strumento previsto esplicitamente dall’articolo 20 del secondo protocollo aggiuntivo della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale.

La creazione di una Sic consentirebbe a magistrati e investigatori italiani e svizzeri di lavorare fianco a fianco, evitando il ricorso continuo a singole rogatorie internazionali e accelerando così le attività di accertamento dei fatti.

L’indagine resta in mano alla giustizia

Nel ribadire l’apertura alla cooperazione con l’Italia, l’Ufficio federale di giustizia ha sottolineato un punto ritenuto centrale: l’inchiesta sull’incendio di Crans-Montana deve essere condotta in modo rapido, trasparente e completo, ma resta di esclusiva competenza della giustizia vallesana.

Le autorità svizzere hanno richiamato il principio della separazione dei poteri, evidenziando che la politica non deve interferire con il lavoro dei magistrati. Proprio su questa base giuridica, condivisa da Italia e Svizzera attraverso la firma del secondo protocollo alla Convenzione europea, è possibile attivare strumenti di cooperazione giudiziaria avanzata come le squadre investigative comuni.

Uno strumento già utilizzato nei casi complessi

La costituzione di gruppi investigativi congiunti non rappresenta una novità nel panorama giudiziario europeo. Secondo l’Ufg, si tratta di una procedura frequentemente adottata nei procedimenti più complessi o di ampia portata, proprio per semplificare lo scambio di informazioni e rendere più efficiente il lavoro investigativo.

Nel caso di Crans-Montana, l’eventuale Sic permetterebbe alle procure coinvolte di condividere direttamente prove, testimonianze e accertamenti tecnici, riducendo i tempi dell’inchiesta.

Il messaggio del Dipartimento degli affari esteri svizzero

Anche il Dipartimento federale degli affari esteri svizzero ha confermato, in una nota, la piena disponibilità alla collaborazione con l’Italia. Berna ha preso atto della richiesta di una cooperazione rafforzata tra le autorità giudiziarie dei due Paesi, ribadendo che l’obiettivo è comune: fare piena luce sulle circostanze che hanno portato alla morte di 40 giovani provenienti da diversi Stati.

Il Dipartimento ha inoltre ribadito che l’accertamento delle responsabilità deve avvenire nel rispetto delle competenze della magistratura, senza interferenze politiche, in coerenza con i principi fondamentali dello Stato di diritto.

Un passo decisivo per la verità

L’apertura della Svizzera all’invio di investigatori italiani e alla possibile creazione di una squadra investigativa comune segna un passaggio cruciale nell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana. La cooperazione giudiziaria rafforzata potrebbe ora imprimere un’accelerazione decisiva alle indagini, rispondendo alle richieste di chiarezza e giustizia delle famiglie delle vittime e dei Paesi coinvolti.

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