di Ennio Bassi
Le stime riferite dal Time, molto superiori ai dati ufficiali, descrivono quella notte come la più sanguinosa nella storia della Repubblica islamica
Nelle strade dell’Iran, la notte tra l’8 e il 9 gennaio potrebbe aver segnato il momento più violento nella storia della Repubblica islamica e uno degli episodi di repressione più gravi dell’epoca contemporanea. Secondo due alti funzionari del ministero della Salute iraniano, citati dal settimanale americano Time, durante le proteste antigovernative sarebbero state uccise fino a 30 mila persone in appena due giorni.
La cifra, definita da fonti di intelligence internazionali «di una portata inimmaginabile», contrasta in modo netto con il bilancio ufficiale diffuso dal governo di Teheran, che parla di 3.117 morti. Le stime raccolte dal Time non includerebbero inoltre i feriti deceduti successivamente negli ospedali né le vittime delle aree più isolate, dove non sono mai stati forniti dati ufficiali.
Le fonti interne citate dal settimanale statunitense riferiscono che tra l’8 e il 9 gennaio le scorte di sacchi per cadaveri sarebbero state rapidamente esaurite e che, in diverse città, le ambulanze sarebbero state sostituite da camion e autoarticolati per il trasporto dei corpi. Testimoni oculari hanno raccontato che milioni di persone erano scese in strada prima che le autorità bloccassero Internet e le comunicazioni. Video girati con telefoni cellulari mostrerebbero cecchini appostati sui tetti e mezzi militari dotati di mitragliatrici che aprono il fuoco sui manifestanti.
Il New York Times ha inoltre riportato che il 9 gennaio la Guida suprema Ali Khamenei avrebbe ordinato alle forze di sicurezza di «sopprimere» le manifestazioni «con ogni mezzo necessario». Secondo due funzionari iraniani citati dal quotidiano, alle forze di polizia sarebbe stato esplicitamente ordinato di «sparare per uccidere» e di non mostrare pietà.
Il Time ha paragonato la repressione in Iran al massacro di Babyn Yar, alla periferia di Kiev, dove tra il 29 e il 30 settembre 1941 furono uccisi oltre 33 mila ebrei ucraini dalle truppe naziste, sottolineando la rapidità e la scala delle uccisioni.
Intanto, secondo Iran International, testata vicina all’opposizione iraniana, la Guida suprema Ali Khamenei si sarebbe trasferita in un rifugio sotterraneo a Teheran come misura preventiva, temendo un possibile attacco militare statunitense o un’azione diretta contro di lui. La notizia, che cita due fonti vicine al governo, si inserisce in un contesto di crescente pressione internazionale e di massiccio dispiegamento di forze militari statunitensi in Medio Oriente, mentre il regime iraniano continua a fronteggiare la più grave crisi interna degli ultimi decenni.
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