di Emilia Morelli

L’ufficio Hta dell’Aifa resta senza guida dopo la rinuncia del vincitore del bando. La riforma dell’Agenzia si inceppa mentre la spesa per i farmaci continua a crescere e scoppiano polemiche sulle nomine

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Fino a poche settimane fa era indicato come uno dei pilastri della riforma dell’Agenzia italiana del farmaco. Il settore Hta (Health Technology Assessment), incaricato di istruire le valutazioni sui medicinali destinati all’approvazione, veniva definito centrale per il futuro dell’Aifa e per il controllo della spesa sanitaria.

Eppure oggi quello stesso ufficio resta scoperto. L’unico candidato ammesso al bando, poi risultato vincitore, ha rinunciato all’incarico, costringendo l’Agenzia a chiudere la procedura senza esito. Una battuta d’arresto che lascia il settore in gestione provvisoria e mette in difficoltà una riforma appena avviata.

La rinuncia a sorpresa di Carlo Monti

Il dirigente individuato per guidare l’Hta era Carlo Monti, capo della segreteria tecnica del ministro della Salute Orazio Schillaci. La sua rinuncia è arrivata senza spiegazioni ufficiali. In una nota, Aifa si è limitata a comunicare che, preso atto del rifiuto, la procedura si è conclusa con esito infruttuoso.

Di conseguenza, la responsabilità del settore resta affidata al direttore scientifico dell’Agenzia, Pierluigi Russo, che già segue numerose fasi del percorso di valutazione e approvazione dei farmaci. Una concentrazione di incarichi che evidenzia le fragilità organizzative dell’Aifa in una fase particolarmente delicata.

Una selezione che aveva fatto discutere

La procedura di selezione era già stata oggetto di perplessità. Monti era rimasto l’unico candidato in gara dopo l’esclusione di altri otto aspiranti, tra cui dirigenti regionali e funzionari dell’Aifa con una lunga esperienza nel settore farmaceutico.

Il profilo del dirigente, laureato in odontoiatria e con un passato professionale legato alla Croce Rossa e poi al ministero della Salute, non risultava caratterizzato da competenze specifiche sui farmaci. All’interno del ministero, inoltre, non sono passati inosservati i suoi riferimenti politici e simbolici, così come la sua vicinanza ad ambienti della destra.

Proprio per questo, la sua rinuncia ha alimentato interrogativi: timori sulla complessità dell’incarico, nuove opportunità professionali o semplicemente la scelta di restare al ministero. Qualunque sia la motivazione, il risultato è uno stallo che pesa sull’intera riforma.

Spesa farmaceutica in crescita e Aifa in difficoltà

Il vuoto lasciato alla guida dell’Hta arriva in un momento critico. La spesa farmaceutica continua a crescere a ritmi mai registrati prima, spinta dall’innovazione e dall’invecchiamento della popolazione. Le Regioni sono costrette a intervenire sempre più spesso con risorse proprie per compensare le difficoltà del Fondo sanitario nazionale.

In questo contesto, l’Aifa appare in affanno nel governare l’ingresso di nuovi farmaci e nel contenere i costi. Proprio l’Hta avrebbe dovuto rappresentare uno strumento chiave per affrontare questa sfida.

Cambia anche l’ufficio stampa dell’Agenzia

La riorganizzazione dell’Aifa ha coinvolto anche l’ufficio stampa. La giornalista che lo guidava, Adelisa Maio, non è stata confermata dopo un anno di incarico. Al suo posto è stata nominata Pina Guglielmino, già consigliera comunale ad Albano.

La nomina ha sollevato ulteriori polemiche, anche per i legami con ambienti politici e amministrativi del ministero della Salute. Il curriculum della nuova responsabile non presenta esperienze giornalistiche di rilievo, se si esclude una collaborazione non meglio specificata con testate online e la partecipazione ai corsi di formazione obbligatori per i giornalisti.

Le reazioni politiche e le criticità aperte

Sulla vicenda, il Partito democratico ha già presentato un’interrogazione parlamentare, chiedendo chiarimenti sia sulla mancata copertura dell’Hta sia sulle scelte organizzative dell’Aifa.

La riforma dell’Agenzia, pensata per rafforzarne il ruolo e la capacità di governo della spesa farmaceutica, parte dunque con evidenti difficoltà. Tra incarichi vacanti, nomine contestate e costi dei medicinali in crescita, il rischio è che l’ente si trovi impreparato ad affrontare le sfide più urgenti del sistema sanitario pubblico

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