di Mario Tosetti
Sale la tensione tra Stati Uniti e Iran: Khamenei sarebbe al sicuro in un bunker, i Pasdaran in allerta e Washington rafforza la presenza militare. Israele si prepara a ogni scenario
Il Medio Oriente torna sull’orlo di una nuova crisi. Nelle ultime ore si moltiplicano gli indizi che fanno temere un’escalation tra Stati Uniti e Iran, con Israele coinvolto in prima linea. Dalle indiscrezioni sulla sicurezza della Guida Suprema iraniana fino ai movimenti militari americani e alle contromisure adottate dalle compagnie aeree, il quadro appare sempre più instabile.
Dopo settimane di pressione concentrata su altri fronti internazionali, l’amministrazione statunitense sembra ora riportare l’attenzione sulla Repubblica islamica.
Khamenei nascosto e Pasdaran in stato di massima allerta
Secondo fonti dell’opposizione iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei si sarebbe rifugiato in un bunker sotterraneo, lo stesso utilizzato nei mesi scorsi durante i bombardamenti attribuiti a Israele e agli Stati Uniti. A gestire i contatti con il governo, in questa fase, sarebbe uno dei suoi figli.
A Teheran l’allarme è elevato. Ambienti militari parlano apertamente di un rischio crescente di attacco statunitense, mentre i Guardiani della Rivoluzione mantengono una linea pubblica di sfida. I vertici dei Pasdaran assicurano di essere pronti a eseguire qualsiasi ordine, ribadendo di avere “il dito sul grilletto”.
La strategia americana e il possibile “build-up” militare
La Casa Bianca, secondo indiscrezioni emerse nei giorni scorsi, non avrebbe mai abbandonato l’ipotesi di un’azione militare contro l’Iran. Donald Trump avrebbe chiesto al Pentagono di valutare “un’azione decisiva”, motivandola con la repressione delle proteste interne iniziate a fine dicembre, che avrebbero causato migliaia di vittime.
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza militare nella regione. L’invio della portaerei Abraham Lincoln e l’aumento di caccia americani nelle basi della Giordania vengono letti come segnali di un possibile build-up strategico. Anche indicatori informali, spesso citati dagli analisti per anticipare crisi internazionali, mostrerebbero un’attività anomala.
Israele si coordina con Washington
Anche Israele si prepara a ogni eventualità. A Tel Aviv è arrivato il comandante del Centcom statunitense, l’ammiraglio Brad Cooper, per incontri ad alto livello con il capo di Stato Maggiore delle Forze di difesa israeliane.
Il coordinamento tra Washington e Israele lascia intendere che eventuali sviluppi militari verrebbero gestiti in modo congiunto, anche se resta incerto se l’attuale pressione sia finalizzata a un attacco imminente o a un’operazione di deterrenza nei confronti di Teheran.
Voli sospesi e diplomazia in movimento
Il clima di incertezza ha avuto effetti immediati anche sul traffico aereo. Diverse compagnie internazionali hanno sospeso temporaneamente i voli verso alcune capitali del Medio Oriente, salvo poi riprenderli dopo alcune ore, a conferma della volatilità della situazione.
A rassicurare parzialmente i mercati e gli operatori è stato l’arrivo in Israele dell’inviato speciale della Casa Bianca e di Jared Kushner, impegnati in colloqui con il premier Benjamin Netanyahu sul futuro di Gaza e sulla seconda fase del cessate il fuoco. Finché il canale diplomatico resta aperto, l’ipotesi di una nuova guerra sembra rimandata.
Una crisi sospesa tra minaccia e deterrenza
Resta ora da capire se i segnali di questi giorni preludano davvero a un’azione militare o se rientrino in una strategia di pressione politica e psicologica sull’Iran. Di certo, l’equilibrio regionale appare sempre più fragile, e ogni mossa rischia di innescare conseguenze difficilmente controllabili nello scacchiere mediorientale.
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