di Carlo Longo
Alta tensione alla Camera sulla spesa militare: in Commissione Difesa arrivano decreti per quasi 30 miliardi di euro. Il Pd protesta per l’assenza del governo e minaccia di bloccare i lavori
Clima sempre più teso in Commissione Difesa alla Camera, dove nelle ultime settimane sono approdati numerosi decreti di spesa per armamenti dal valore complessivo di circa 30 miliardi di euro. Si tratta di impegni finanziari pluriennali, in alcuni casi con copertura fino al 2032, che incidono in modo significativo sul bilancio dello Stato.
L’opposizione denuncia una gestione definita opaca dei lavori parlamentari, accusando il governo di non garantire una presenza adeguata durante l’esame di provvedimenti di portata eccezionale.
L’assenza del governo e la protesta del Partito Democratico
A innescare la polemica è soprattutto l’assenza costante dei rappresentanti del ministero della Difesa. Secondo il Partito democratico, i sottosegretari non partecipano alle sedute della commissione e gli impegni del ministro Guido Crosetto lasciano di fatto il Parlamento senza interlocutori governativi.
Una situazione che, secondo i dem, trasforma la Commissione Difesa in una sorta di passaggio formale, privo di un reale confronto politico. Per questo motivo il Pd ha annunciato la possibilità di bloccare i lavori parlamentari se la prassi dovesse continuare.
Dai vecchi programmi ai nuovi sistemi d’arma
Nel dettaglio, ai circa 4 miliardi di euro destinati al completamento di precedenti programmi di ammodernamento — che riguardano navi, droni e sottomarini — si sono aggiunti, nelle ultime settimane, nuovi stanziamenti di grande entità.
Particolare attenzione ha suscitato il capitolo da 18,6 miliardi di euro per il programma Eurofighter, una cifra che ha alimentato le critiche del Movimento 5 Stelle, anche perché il progetto iniziale prevedeva una spesa molto inferiore, successivamente cresciuta in modo significativo.
A questi si sommano altri 14 decreti di spesa, per un totale di circa 8 miliardi di euro, che includono interventi sull’ammodernamento della portaerei Trieste, delle fregate Fremm e di quattro sottomarini, oltre all’acquisto di droni armati, mortai, lanciarazzi di nuova generazione, carri armati e sistemi di difesa antiaerea.
Il Pd: “Non si può votare senza il confronto con il governo”
Il deputato democratico Stefano Graziano ha espresso con forza la posizione del partito, sottolineando la differenza tra il rinnovo di programmi già approvati e l’autorizzazione a nuovi acquisti di armamenti.
Secondo Graziano, l’esame di decreti che impegnano decine di miliardi di euro non può avvenire senza la presenza del governo in commissione. Una situazione che il Pd definisce inaccettabile e che potrebbe portare a un vero e proprio stop dei lavori parlamentari.
Le critiche di Avs: “Priorità sbagliate del governo”
Sulla questione è intervenuto anche Angelo Bonelli, deputato e co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha collegato la spesa militare alle difficoltà sociali del Paese.
Bonelli ha denunciato l’aumento della povertà, le difficoltà di accesso alle cure sanitarie e il potere d’acquisto sempre più ridotto di lavoratori e pensionati, accusando il governo di destinare risorse enormi all’industria bellica invece di affrontare le emergenze sociali.
Una partita politica destinata a proseguire
Lo scontro sulla spesa per la difesa si preannuncia destinato a proseguire nelle prossime settimane. In gioco non ci sono solo le risorse economiche, ma anche il ruolo del Parlamento nel controllo delle scelte strategiche del governo su armamenti e politica militare.
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