di Ennio Bassi
L’Europarlamento ha votato a favore di un rinvio alla Corte di giustizia Ue, congelando la ratifica per almeno 18-24 mesi. Von der Leyen e Meloni accusano il colpo, mentre la Commissione valuta l’applicazione provvisoria dell’intesa
Se l’obiettivo della Commissione europea era quello di bilanciare le tensioni con Washington rilanciando la politica commerciale attraverso l’accordo con il Mercosur, il risultato ottenuto a Strasburgo rappresenta una nuova grana. Il Parlamento europeo ha infatti approvato a stretta maggioranza la richiesta di un parere alla Corte di giustizia dell’Unione europea sulla compatibilità dell’accordo, firmato appena sabato scorso in Paraguay, con il diritto dell’Unione. Una decisione che congela il processo di ratifica per un periodo stimato tra i 18 e i 24 mesi.
Il voto è stato combattuto fino all’ultimo, deciso da una manciata di voti: 334 favorevoli, 324 contrari, 11 astenuti. La spaccatura ha attraversato i gruppi politici e le delegazioni nazionali, con numerosi casi di dissenso interno. Nonostante il sostegno del Partito Popolare Europeo all’accordo, ben 43 eurodeputati del PPE hanno votato per il rinvio. Tra i Socialisti e Democratici, si contano 35 dissidenti, mentre 24 voti contrari alla linea ufficiale sono arrivati da Renew Europe, in particolare dai centristi francesi fedeli a Emmanuel Macron. Più compatti, invece, i Verdi, la Sinistra, i Patrioti e i Sovranisti, schierati a favore del rinvio. Nel gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, si è evidenziata una frattura: Fratelli d’Italia ha votato contro il rinvio, PiS (Polonia) a favore.
Anche tra gli eurodeputati italiani il voto ha messo in luce profonde divisioni, sia nella maggioranza che tra le opposizioni. La Lega ha appoggiato il rinvio alla Corte, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia si sono opposte. Nel campo dell’opposizione, il Partito Democratico ha votato contro il rinvio, mentre Movimento 5 Stelle ed Europa Verde si sono espressi a favore. I due deputati di Sinistra Italiana, Ilaria Salis e Mimmo Lucano, non hanno partecipato al voto.
Polemiche e reazioni: von der Leyen e Meloni nel mirino
La decisione dell’Europarlamento è stata accolta con entusiasmo da alcune forze politiche e con amarezza da altre. Il Movimento 5 Stelle ha definito il voto «una vittoria per gli agricoltori e una clamorosa sconfitta personale di Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni». Anche la Lega ha attaccato duramente la presidente della Commissione: «Il voto della sua stessa maggioranza ha bocciato il suo operato sul Mercosur, che denunciamo da settimane come opaco e inadeguato».
Di diverso tono la reazione di Fratelli d’Italia, che pur avendo votato contro il rinvio, ha sottolineato la necessità di tutelare i risultati già ottenuti nei negoziati e ha invitato alla prudenza per non compromettere l’intesa. Delusione anche nel Partito Democratico: l’eurodeputato Brando Benifei ha espresso «rammarico» per il risultato, mentre Giorgio Gori ha parlato di «autolesionismo politico».
Nel frattempo, il Partito Popolare Europeo ha chiesto alla Commissione di procedere con l’applicazione provvisoria dell’accordo, uno strumento giuridicamente legittimo che permetterebbe di far entrare in vigore parzialmente l’intesa in attesa del parere della Corte.
La posizione della Commissione e il vertice straordinario Ue
Dal palazzo Berlaymont, sede della Commissione, è arrivata per ora una reazione contenuta ma inequivocabile: «Deploriamo fortemente la decisione del Parlamento europeo», è stato il commento ufficiale. Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha definito il voto «deplorevole» e ha ribadito la richiesta di attuazione provvisoria, criticando per la seconda volta l’Eurocamera nel giro di pochi giorni, dopo le tensioni sul voto sulla due diligence aziendale.
La questione sarà comunque al centro del vertice europeo straordinario convocato per domani sera, in cui la presidente von der Leyen chiederà un via libera politico per valutare l’ipotesi di aggirare lo stallo parlamentare tramite una procedura d’urgenza che consenta l’applicazione parziale dell’accordo con i paesi del Mercosur — Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay — anche senza la ratifica finale dell’Europarlamento.
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